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Dubbi sulla lingua italiana continuano ad assillarvi? Siete curiosi di scoprire perché si dice così e non ricordate come si scrive? Con "Si dice o non si dice?" la soluzione è a portata di click!

Avete studiato e siete curiosi di scoprire qual è il vostro livello di preparazione? Volete semplicemente mettere alla prova le vostre conoscenze? Scopritelo con questi quiz!

Errori divertenti e strafalcioni incredibili in una rubrica che, tra il serio e il faceto, denuncia i crimini quotidiani contro la grammatica italiana. Occhio ai VIP!

La prima prova vi terrorizza e la tesina non è proprio il vostro forte? Consigli, suggerimenti e trucchi, news e aggiornamenti dettagliati sull'esame di stato renderanno la vostra maturità uno spasso!

Ilva inquinamento
Ilva di Taranto: i problemi dell'inquinamento
Non ci meraviglieremmo se "Ilva e inquinamento" capitassero fra le tracce della prima prova della maturità 2013: per anni e anni si è parlato degli effetti nefasti che la fabbrica provocava sull'ambiente e i cittadini tutti, per i quali è aumentato a dismisura il rischio di malattie cardiovascolari e respiratorie, oltre che di tumori. Solo nell'ultimo periodo, però, a Taranto e Genova - le due città che devono fare i conti, prima di tutte, con il problema - è scoppiata la polemica.

La presenza dello stabilimento, infatti, ha portato a discutere su temi etici di importanza indiscutibile, mettendo la popolazione dinanzi a una scelta impossibile: meglio tutelare il lavoro o la salute? La tematica, insomma, è pià che mai attuale, e quasi sicuramente vi capiterà agli esami di stato o fra le tracce del tema o tra i saggi brevi.

La storia dell'Ilva e la sua importanza per l'Europa

Come iniziare a strutturare un saggio breve (leggete qui come farlo alla perfezione) o un tema su questo argomento? Prima di tutto dovreste avere chiara, almeno nei suoi tratti generali, la storia dell'Ilva e degli stabilimenti più importanti.

L'Ilva è un'industria nata nel 1905 dalle ceneri della vecchia Italsider, che si occupava della trasformazione dell'acciaio. Il nome era utilizzato dai latini per indicare la nostra attuale isola d'Elba, dalla quale - non a caso - venivano estratti i minerali di ferro, che servivano principalmente per alimentare i primissimi altiforni italiani.

Queste fabbriche, oggi, sono presenti in tutt'Italia e la più importante è sicuramente quella di Taranto - città marittima pugliese -, che gode di fama europea; gli italiani, però, sanno della sua esistenza soprattutto per i danni che ha provocato alla salute dei cittadini.

L'impatto sulla natura e sull'uomo

Entrate immediatamente nel vivo del discorso, parlando dell'inquinamento e delle questioni legali legate all'Ilva. Potete, per esempio, analizzare prima la situazione di Genova e poi quella di Taranto.


Sappiamo tutti che gli altiforni dell'Ilva hanno avuto un impatto deleterio sull'ambiente e sulla popolazione a causa dell'emissione di gas pericolosi. A Genova, dopo aver fatto tutti i controlli del caso, il sindaco ha deciso di chiudere numerose cockerie, soprattutto quelle nel quartiere di Cornigliano, nei pressi di uno stabilimento siderurgico: in quest'area la mortalità, tra il 1988 e il 2001, è risultata notevolmente maggiore rispetto alle altre zone genovesi. Ma dopo il 2001, era ancora attivo l'altoforno numero 2, che produceva, seppur in quantità molto minore rispetto agli altri, fumi dannosi; per evitare di compromettere la vita dei cittadini, nel 2005 è stato spento anche quest'ultimo altoforno: con la sua disattivazione, il tasso di mortalità si è fortunatamente abbassato.

L'Ilva di Taranto, invece, è stata costruita nel quartiere di Tamburi, dove attualmente vivono circa 18mila persone. La zona è densamente popolata perché sono state costruite, nei pressi dell'industria siderurgica, un gran numero di case popolari per gli operai. La fabbrica tarantina, più di quella genovese, ha suscitato scandalo per l'elevata produzione di sostanze nocive e inquinanti, per le quali ancora adesso non si è trovata una soluzione.

Ma la giustizia sta facendo il suo corso: Giovanni Florido (Pd) e Michele Conserva (ex assessore dell'ambiente della Provincia di Taranto) sono stati accusati di aver convinto con manovre illecite i dirigenti del settore ecologia e ambiente di Taranto a smaltire rifiuti industriali e polveri inquinanti nella discarica "Mater Gratiae".

No alla chiusura dell'Ilva: l'insuccesso del referendum

Dovrete fare riferimento, ovviamente, anche alla notizia dell'ultimo referendum che c'è stato a Taranto e che sarebbe dovuto servire per risolvere la complica situazione della città: domenica 14 aprile 2013 la popolazione tarantina ha espresso il proprio voto al referendum consultivo, alla quale sono state proposte due quesiti:  "Volete, voi cittadini di Taranto - così recitava il primo -, al fine di tutelare la vostra salute nonché la salute dei lavoratori contro l’inquinamento, proporre la chiusura dell’acciaieria Ilva?". La risposta è stata netta: "sì" per l'81.29% della popolazione; no, per il 17.25%.

"Volete, voi cittadini di Taranto - così, invece, il secondo -, al fine di tutelare la vostra salute e quella dei lavoratori, proporre la chiusura dell’area a caldo dell’Ilva, maggiore fonte di inquinamento, con conseguente smantellamento dei parchi minerali?" (sì 92,62%, no 5,30%).

Nonostante ci sia stata una maggioranza di "sì", non è stato raggiunto il quorum, ed è solo per questo che hanno vinto i "no".

L'importanza del lavoro e della salute: ma quale prevale?

Potete, arrivati a questo punto, provare a interrogarvi perché i cittadini tarantini non abbiano votato in massa contro l'emissione di fumi tossici, esprimendo le vostre opinioni sul rapporto tra lavoro e salute, ovviamente sottolineando l'importanza di entrambi.

La chiusura dell'Ilva porterebbe a un licenziamento massiccio, visto che non sono pochi gli operai che prestano il loro servizio all'interno dell'acciaieria. Il sindaco di Bari, Emiliano, ha centrato bene la questione:

"Per mancanza di indirizzo politico non si capisce se dobbiamo andare fino in fondo senza guardare in faccia a nessuno o se bisogna trovare un punto di equilibrio sulla ragione di Stato, cioè sul fatto che non ci possiamo permettere di chiudere l’Ilva senza trovare un’alternativa occupazionale".

E alle generazioni future non si pensa? Non sono pochi, infatti, i bambini che soffrono a causa di questa fabbrica, soprattutto gli alunni della scuola elementare "Grazia Deledda", che frequentano le lezioni in una struttura altamente contaminata (ma è solo uno dei casi).

Avete tutti gli elementi, insomma, per discutere su inquinamento, lavoro e salute, facendo riferimento a un caso purtroppo molto attuale. Se volete ulteriori consigli su altre tracce della prima prova di italiano, non vi resta che seguire i nostri approfondimenti.
Bambina abbraccia orsacchiotto
Qual è la differenza tra "suo" e "proprio"?
"Suo" o "proprio"? Qual è l'uso più corretto dei due possessivi? Esistono dei contesti in cui è necessario utilizzare la seconda parola in luogo dell'altra, perché solo così diventa possibile rendere chiaro il proprio messaggio. Partiamo dal seguente breve periodo: "Il ragazzo ha chiesto all'amico dove fossero i suoi libri". Qui troviamo l'aggettivo possessivo "suo" flesso al plurale maschile del paradigma; sorge, però, un grande dubbio: i libri appartengono al ragazzo oppure all'amico? In altri termini, è il soggetto che cerca i suoi libri oppure vorrebbe quelli del suo compagno?

Notate, insomma, che non si tratta di una differenza da poco: la parziale comprensione del periodo dipende proprio dall'ambiguità generata dall'aggettivo "suo". Schematizziamo le due ipotesi:
  1. I libri appartengono al ragazzo;
  2. I libri appartengono all'amico.
Nel primo caso, quindi qualora i libri dovessero appartenere al soggetto della frase, "suo" può essere sostituito con "proprio" e si avrebbe il seguente periodo: "Il ragazzo ha chiesto all'amico dove fossero i propri libri". L'ambiguità sarebbe così facilmente risolta, perché "proprio" fa riferimento solo al soggetto.

Per spiegare che i libri appartengono all'amico, invece, la situazione diventa un po' più complessa: visto che "proprio" fa riferimento solo al soggetto, un periodo come "il ragazzo ha chiesto all'amico dove fossero i propri libri" non potrà mai far capire al lettore che i libri sono del compagno; "all'amico", infatti, è una terza persona - oltre che un complemento di termine - e in questo caso serve una strategia diversa: potreste scrivere, per esempio, "il ragazzo ha chiesto all'amico dove fossero i libri di lui"; tale scelta, però, è poco consigliabile.

L'unico modo per evitare soluzioni così forzate - spiegano i linguisti Valeria Della Valle e Giuseppe Patota nel loro Salvalingua - è optare per periodi come questo: "Il ragazzo ha chiesto all'amico i libri che lui aveva etc...". Non sempre, dunque, il problema va risolto, affrontandolo direttamente: qualche volta sono concesse altre semplici "vie di fuga". 

La differenza tra "proprio" e "suo", comunque, è ora ben evidente: la prima parola si utilizza per far riferimento al soggetto (in contesti in cui si creerebbe ambiguità); la seconda, invece, per riferirsi a una terza persona.
Gabriele D'Annunzio foto
Il 150esimo anniversario della nascita di Gabriele D'Annunzio
Tra le tracce della prima prova della Maturità 2013 farà la sua comparsa Gabriele D'Annunzio? Non sarebbe di certo la prima volta e quest'anno le probabilità sono davvero molto alte: il poeta potrebbe essere stato scelto dal Ministero dell'Istruzione per far riflettere i maturandi sul suo pensiero, le sue liriche e le sue imprese militari: una vissuta continuamente in bilico tra il genio e la spregiudicatezza, molto spesso la follia, a considerare alcuni momenti importanti della sua biografia.

La scelta del MIUR potrebbe ricadere su D'Annunzio per un motivo particolare: quest'anno ricorre il 150esimo anniversario della sua nascita. Essendo una personalità complessa, quella del poeta, deve essere analizzata necessariamente in maniera approfondita, creando anche tutti i collegamenti del caso. Qui di seguito, perciò, vi forniremo tutti gli elementi per portare a termine un saggio breve letterario nel migliore dei modi.

Gabriele D'Annunzio e la vita come un'opera d'arte

Uno dei principi ispiratori della vita e dell'opera di D'Annunzio sta in una sorta di ambizione che non lo ha mai abbandonato, sin dalla più giovane eta:

"Bisogna fare della propria vita - diceva il poeta - come si fa un'opera d'arte. Bisogna che la vita d'un uomo d'intelletto sia opera di lui. La superiorità vera è tutta qui".

E non si può certo dire che la sua vita non sia stata sempre caratterizzata dalla ricerca della perfezione (basti pensare alla villa Il Vittoriale, in cui il nostro espose oggetti di grande prestigio e in cui morì nel 1938).

Nato a Pescara nel 1863 da una famiglia aristocratica, D'Annunzio frequentò il prestigioso Collegio "Cicognini" di Prato, e già in quelle occasioni dimostrava una passione smisurata nei confronti della letteratura e della poesia, che lo ha portato a scrivere la sua prima opera d'arte a soli sedici anni: Primo Vere.

Con la pubblicazione di Primo Vere, è sorto in lui il desiderio di conquistare subito la fama, e ha cercato di farlo in modi molto spesso discutibili: dopo l'uscita della raccolta di poesie ha infatti escogitato un modo per dare maggiore visibilità al suo lavoro, inventandosi sua caduta rovinosa da cavallo che gli era costata la vita; un piano, questo, che ha spinto non pochi intellettuali a leggere - e poi apprezzare - i componimenti.

D'annunzio e la concezione del "superuomo"

La sfrenata ambizione può essere facilmente collegabile - ma va comunque contestualizzata - alla sua concezione del superuomo, che aveva poco a che vedere con quella di Friedrich Nitzsche (una differenza, questa, che non potete trascurare): D'Annunzio ha da sempre avvertito di essere l'essere umano trasformato di cui Nietzsche ha parlato nell'arco di gran parte della propria opera. Ma il significato del superuomo, non solo a causa dei nazisti, ma anche a causa del poeta è stato stravolto: se il filosofo tedesco lo ha descritto come un uomo capace di soverchiare gli antichi valori, per creare una realtà priva di costrizioni, il letterato, invece, lo ha concepito come un uomo straordinario, degno di imprese di eccezionale eroicità.

I temi dell'opera, tra piacere, istinto e panismo

I temi più importanti di tutta l'opera dannunziana vanno ricercati non soltanto nel superuomo, ma anche nel conflitto ragione-istinto, nel panismo e nel piacere, da cui deriva l'omonimo romanzo.

Nel capolavoro intitolato proprio Il piacere, D'Annunzio ha descritto la vita costellata di grandi soddisfazioni di un giovanissimo esteta di nome "Andrea Sperelli" (suo alter ego), molto colto, proveniente da una famiglia di nobili, grande apprezzatore di ogni forma artistica, e desideroso di vivere una esistenza degna di essere vissuta. Ma i suoi desideri, quasi fuori dal mondo, gli regalano, alla fine, solo tristezza e solitudine, che alla fine restano le sue uniche compagne. Nel romanzo Le vergini delle rocce, per contro, emerge la figura di un eroe senza imperfezioni, audace, vera rappresentazione del "suo" superuomo.

D'Annunzio non ha mai considerato la ragione come strumento dedito alla conoscenza del mondo: solo l'istinto - debole, a suo avviso, nell'uomo - può scoprire le verità del mondo, rendendolo tutt'uno con la natura e creando un equilibrio che si ricerca vanamente, invece, anche con i ragionamenti più difficili.

L'estasi panica trova la massima espressione nella poesia La pioggia nel pineto (tratta da Alcyone): il poeta e la sua amata vengono trasformati dalla pioggia; divengono elementi naturali, che si confondono in uno scenario meraviglioso, descritto in maniera precisa ed evocativa, attraverso l'uso di figure retoriche quali l'allitterazione, la sinestesia, le similitudini, le anafore, e le onomatopee.

D'Annunzio, la guerra e il legame con Benito Mussolini

Non dovrete perdere di vista neanche quella che per il celeberrimo poeta era una delle dimostrazioni di superiorità più importanti degli uomini veri, ossia l'uso della forza in guerra: Gabriele D'Annunzio era convinto che l'uomo autentico dovesse disprezzare l'ozio, per catapultarsi, invece, in avventure che fossero in grado di rafforzare il suo spirito, come l'esperienza della guerra.

Non per niente, si arruolò nell'esercito e prese parte a numerose azioni belliche durante il Primo Conflitto Mondiale, dopo il quale il poeta-soldato si rese protagonista della nota marcia su Fiume, per tentare la conquista di una città che ritorno libera solo con il Trattato di Rapallo del 1920.

D'Annunzio è stato anche un grande estimatore di Benito Mussolini, al quale ha inviato parecchie lettere, proprio come la seguente:

"Mio caro Benito Mussolini, chi conduce un'impresa di fede e di ardimento, tra uomini incerti o impuri, deve sempre attendersi d'essere rinnegato e tradito 'prima che il gallo canti per la seconda volta'. E non deve adontarsene né accorarsene. Perché uno spirito sia veramente eroico, bisogna che superi la rinnegazione e il tradimento. Senza dubbio voi siete per superare l'una e l'altro. Da parte mia, dichiaro anche una volta che — avendo spedito a Milano una compagnia di miei legionari bene scelti per rinforzo alla vostra e nostra lotta civica — io vi pregai di prelevare dalla somma delle generosissime offerte il soldo fiumano per quei combattenti. Contro ai denigratori e ai traditori fate vostro il motto dei miei "autoblindo" di Ronchi, che sanno la via diritta e la meta prefissa".

Le opere maggiori di D'Annunzio

Affrontati i tempi principali, che vi permetteranno senz'altro di avere un'idea generale del poeta, non ci resta che proporvi, per completezza, le opere più famose di Gabriele D'Annunzio, affinché possiate citarle a suffragio della vostra argomentazione:
  • Primo vere 
  • Canto novo 
  • Intermezzo di rime 
  • Il piacere 
  • L'innocente 
  • Poema paradisiaco 
  • Il trionfo della morte 
  • Le vergini delle rocce 
  • La città morta 
  • La Gioconda 
  • Il fuoco Laudi 
  • Le novelle della Pescara 
  • La figlia di Iorio 
  • La fiaccola sotto il moggio 
  • La nave 
  • Forse che sì forse che no 
  • Notturno 
  • Il libro segreto
In pochi piccoli passi, e con tanto studio, anche una difficile traccia d'italiano può essere portata a termine senza difficoltà: in bocca al lupo!
esercizi di grammatica italiana
Gli esercizi su aggettivi e pronomi possessivi che troverete qui di seguito serviranno per mettere alla prova conoscenze e competenze rispetto a un argomento di grammatica italiana non molto semplice: ci siamo soffermati sul ruolo degli aggettivi possessivi, sottolineando che per i pronomi dello stesso genere valgono, almeno in linea di massima, le stesse indicazioni; abbiamo anche messo in evidenza che il concetto del "possesso" insito in queste parti del discorso va interpretato in senso lato e, soprattutto, che sarebbe grave sbagliare non individuare la differenza tra pronome e aggettivo. Prima di proseguire con gli esercizi, perciò, date un'occhiata a tutta la teoria. 

Primo esercizio
Individuare se nei seguenti casi si è in presenza di un aggettivo o di un pronome
  • Quel libro non è il mio, ne sono certo
  • Che ognuno pensi alla propria situazione!
  • Sono venuti i suoi e siam dovuti uscire tutti...
  • Esatto, proprio quella cosa!
  • Sono alta di mio
Secondo esercizio
Svolgere l'analisi grammaticale delle parole in corsivo
  • Quel ragazzo è uno che sa il fatto suo
  • In cuor mio so già quale sarà la tua risposta
  • Non penso proprio, guarda...
  • Bella mia, abbi pazienza e bada agli affari tuoi
  • E fu così che il nostro scrisse I Promessi sposi
Terzo esercizio
Indicare se le seguenti affermazioni sono vere o false e spiegare perché
  • La posizione del pronome possessivo non contribuisce al cambiamento del significato della frase
  • Tra "proprio" e "suo" non c'è differenza
  • I possessivi possono anche svolgere la funzione di sostantivi
  • In "Per amor tuo era disposta a tutto" l'aggettivo possessivo ha valore oggettivo
  • In "Il tuo amore per la casa non è messo in dubbio" l'aggettivo possessivo ha valore oggettivo
omini si stringono la mano
Arriveremo alla definizione di "paratassi", "ipotassi" e "paraipotassi" partendo dai seguenti esempi:
  1. Ho mangiato subito e sono andato a letto
  2. Devo mangiare subito, perché ho bisogno di andare a letto
  3. Se non volete essere giudicati, e voi non giudicate (Bacchelli)
Il primo periodo è costituito da una proposizione principale e una coordinata introdotta dalla copulativa "e"; il secondo è formato da una reggente e una proposizione causale retta dalla subordinante "perché"; il terzo, infine, è costituito da una subordinata ipotetica alla quale fa seguito una principale introdotta da "e" (si tratta, però, di un costrutto che l'italiano attuale non tollera più, per quanto il nostro esempio provenga dalla letteratura contemporanea, che comunque presenta pochi casi).

Coordinazione o paratassi

Le circostanze, insomma, sono diverse: la prima è un banale esempio di coordinazione o ipotassi, la cui definizione è chiaramente proposta dal linguista Luca Serianni in Italiano. Grammatica, sintassi, dubbi, dove si precisa che "le proposizioni, collegate mediante congiunzione coordinativa, mantengono la propria autonomia sintattica e semantica, ossia individuano ciascuna una frase grammaticalmente compiuta e dotata di senso". Altri esempi di coordinazione (o paratassi) possono essere i seguenti:
  • Non voglio andare a cena, ma devo accompagnarlo per forza
  • Domenica vuoi andare al mare o restare a casa?
  • Mi piace sia scrivere sia leggere

Subordinazione o ipotassi

"Le proposizioni - prosegue Serianni parlando della subordinazione -, collegate mediante congiunzione subordinativa, sono in rapporto gerarchico: una (detta principale) è autonoma; l'altra, o le altre (dette secondarie, rette o subordinate), dipendono da essa, sia grammaticalmente sia semanticamente". Vediamo altri esempi:
  • Sarei andato lì, se solo non mi avessero bloccato questi impegni
  • Non credo di restare in silenzio, quando arriverà
  • Così è stato deciso, affinché tu possa realizzare tutto il progetto

Paraipotassi

La paraipotassi è stata definita dal linguista Sorrento come "la coordinazione d'una sovraordinata a una precedente sua subordinata, di solito avverbiale o participiale". In estrema sintesi, vi trovate dinanzi a una struttura paraipotattica, quando il periodo inizia con una subordinata (nel nostro caso, "se non volete essere giudicati") e termina con una principale collegata a questa, generalmente con la congiunzione "e", ma anche con "sì" (nel nostro periodo, "voi non giudicate"). Vediamo gli esempi che Serianni suggerisce, ribadendo che oggi parleremmo di un grave errore di grammatica:
  • "Poi quando questo fatto avrai, ed io ti dirò il rimanente" (Giovanni Boccaccio)
  • "S'io dissi falso, e tu falsasti conio" (Dante Alighieri)
  • "Se la tua Dea è morta, e tu tagliati il ventre" (Alfredo Panzini)
  • "Veggendo Paris la regina Elena, sì ando verso lei" (testo fiorentino del XIII secolo)

Asindeto o polisindeto

Esiste anche un'altra possibilità per collegare le proposizioni tra loro, cioè l'asindeto: si tratta della giustapposizione di più frasi tramite la punteggiatura (in genere la virgola, ma non manca il punto e virgola); tale possibilità di collegamento si oppone, ovviamente, a quelle analizzate finora, per le quali si parla, invece, di "polisindeto": a legare la proposizione sono, in questo caso, le congiunzioni. Qui di seguito vediamo le stesse frasi collegate prima in modo asindetico poi in modo polisindetico:
  • Penso quello che ho detto, lo ripeto senza problemi, lo sottoscrivo con altrettanta sicurezza
  • Penso quello che ho detto e lo ripeto senza problemi, e lo sottoscrivo con altrettanta sicurezza
La differenza è chiara: spetta a voi decidere in che modo scrivere o esprimervi, nel rispetto delle comuni norme linguistiche. 
Festa della Mamma
Le più belle frasi per la Festa della Mamma
Abbiamo voluto raccogliere le più belle frasi per la Festa della Mamma in un unico speciale, per raccogliere schematicamente tutti gli auguri per le mamme che abbiamo formulato e selezionato, dopo attente ricerche nel web e non solo, prima di condividerli con voi.

Le frasi che troverete in questa raccolta dedicata alla Festa riusciranno sicuramente a stupire le vostre mamme, figure fondamentali della vita di tutti noi: importanza, pensate, di cui già gli antichi erano a conoscenza... Sì, proprio così: la Festa della Mamma affonda le sue radici nei riti pagani volti a venerare alcune divinità femminili, simboli della fertilità. Certo, non usavano il nostro stesso nome per indicarla, ma era ugualmente una festività che metteva al centro di tutto la donna. La prima Festa della Mamma ufficiale, invece, è fatta risalire al 1957, quando don Otello Migliosi - un sacerdote del borgo di Tordibetto di Assisi - decise di dedicare un giorno speciale a tutte le mamme del mondo.

E a queste mamme così eccezionali, perché non dedicare solo il meglio del meglio? Con le nostre frasi per la Festa della Mamma non sbaglierete di certo! Potete decidere, per esempio, di optare per qualche augurio che la faccia sbellicare dalle risate come quelli che troverete nelle seguenti sezioni:
E che dite di lasciarla senza parole con delle frasi scritte da autori celeberrimi, che hanno voluto dedicare pensieri e poesie alle proprie mamme? Secondo noi, è una scelta azzeccatissima, soprattutto se intendete farle un regalo piuttosto costoso o comunque elegante. Le troverete tutte qui di seguito:
Siete ancora indecisi? Avete altre necessità? Provate a dare un'occhiata a queste altre sezioni della nostra raccolta:
Se vi siete spinti a leggere fin qui, vuol dire che non avete ancora trovato la frase per la Festa della Mamma che state cercando. Abbiamo un asso nella manica, però: due speciali con all'interno auguri in tutte le salse, dove sicuramente troverete quello che vi soddisferà al cento per cento:
Buona Festa della Mamma a tutte le grandi donne del pianeta!
Festa della Mamma
Frasi simpatiche per la Festa della Mamma
Siete alla ricerca di frasi simpatiche di auguri per la Festa della Mamma? Volete far sorridere la vera donna della vostra vita, che non vi abbandona mai, nemmeno se la fate disperare ogni giorno? Sappiamo bene che non tutti sono bravi con le parole, soprattutto se si tratta di scrivere dediche dolci come il miele - che alle mamme non fanno venire mai le carie, però -, per questo abbiamo deciso di raccogliere delle frasi esilaranti che, una volta lette, vi potranno dare l'idea giusta per crearne delle vostre personalissime.

Abbiamo già dato spazio a parecchie frasi divertenti, ma la nostra raccolta dedicata alla Festa della Mamma non poteva non arricchirsi con molto altro materiale; ecco perché vi consigliamo di non perdere i seguenti pensieri:

"Mamma, come te non c'è nessuno, tu sei l'unica al mondo... E menomale! Tanti auguri!".

"Cara mammina, oggi è la tua festa, e per questo devi stare tranquilla. Lo so che per te è difficile farlo e che le ramanzine ti piacciono tantissimo, ma se mi dai la tua parola, alle 23.59 ti farò un bel regalino. Visto? Anche io so ricattare, e ho imparato dalla numero uno!",

"Mamma, ti scrive quella matta di tua figlia, per farti degli auguri enormi come te! Ah ah, scherzo, tu sei la miss delle miss. Ti voglio un bene dell'anima, la tua piccolina".

"Sei la persona più importante della mia vita, faro che mi guida nell'oscurità, unico centro del mio vivere, colei che amo con tutto il mio cuore... Oggi ho fatto proprio indigestione! Non mi sento bene per niente!".

"Un augurio speciale alla mamma delle mamme! E questo non è un complimento, visto che sei rompiscatole e impicciona all'ennesima potenza! Ma nonostante questo, il mio cuore batte solo per te".


"Buona Festa della Mamma, a te che sei sempre nei miei pensieri... Soprattutto quando marino la scuola!".

"Non te l'ho mai detto, e in occasione della Festa della Mamma farò una grande confessione: ti voglio... ti voglio... prendere in giro!".

"Mamma, capisco sempre quando ti lamenti: la pazienza l'hai persa tutta nel fare un'opera d'arte come me!".

Non avete trovato la frase giusta per voi? Allora non vi resta da far altro che leggere le frasi celebri per la Festa della Mamma o delle fantastiche poesie e filastrocche. E se volete invece fare gli auguri alla mamma della vostra anima gemella? Beh, abbiamo davvero una soluzione per tutte le vostre richieste: in un'altra parte della nostra raccolta troverete, infatti, dediche da inviare alla vostra amata-odiata suocera. Buona fortuna!
Festa della Mamma
Le frasi per la Festa della Mamma brevi sono proprio quelle che servono a tutti coloro che non amano scrivere papiri, ma che preferiscono frasi dirette, dove condensare tutto il loro amore per la donna più importante della propria vita.

Dato che i messaggi devono essere molto concisi, bisogna inserire poche parole ma buone, che sappiano sorprendere le vostre mamme in men che non si dica, talvolta facendole ridere a crepapelle talaltra emozionandole sul serio.

Impossibile trovare i termini giusti? Assolutamente no: se vi lasciate guidare dai vostri sentimenti e dalle sensazioni che una festa del genere regala, vedrete che riuscirete a creare degli auguri davvero niente male; alla fine, non dovete mica comporre poesie simili A mia madre di Giuseppe Ungaretti!

Ma veniamo al dunque. Qui di seguito troverete tutte le frasi brevi per la Festa della Mamma che, almeno a nostro avviso, potrebbero farla felice.

"Non una, né due, né cento feste per la mamma potrebbero ringraziarti abbastanza".

"Più passa il tempo e più mi innamoro di te. La mia fidanzata è diventata persino gelosa! Auguri".

 "L'anima gemella, chi è? La mamma, che non ti abbandona mai, crollasse pure il mondo intero".

"Ma quanto mi manca la mia mammina? Vorrei ritornare piccolo, solo per essere riempito di baci! Auguri per la Festa della Mamma".

"Fiori, dolcetti, o soprammobili? Solo un semplice messaggino stracolmo d'amore, per la mia mamma!".

"Auguri a te, a nonna, a tutte le mie ziette, e a quelle donne speciali che amano con tutte sé stesse! Buona Festa della Mamma!".

"Tanti auguri alla mamma più bella del mondo!".

"Ti mando auguri sinceri che partono dritto dal mio cuore".

"Buona Festa della Mamma, a te che mi sai amare incondizionatamente".

"Alla mia mamma speciale, unica e irripetibile, un bacio gigantesco!".

"Auguri alla mamma più paziente e generosa del mondo! Chi è più fortunato di me?".

"Per la tua festa, una cascata di baci! Ti voglio bene, mamma".

"La mamma più dolce del mondo dov'è? Solo a casa mia!".

"Un augurio a te, mamma, amica e... e basta! Buona Festa della Mamma!".

"In questo umile augurio, l'immensità del mio amore per te. Ti adoro, mamma!".

Perché non date un'occhiata anche alle frasi celebri per la Festa della Mamma o a quelle per bambini?
foto labirinto
Il raddoppiamento fonosintattico
Ma si scrive "apparte" o "a parte"? La risposta è semplice, anche se il GRADIT, Grande Dizionario Italiano dell'Uso, potrebbe spingervi ad accettare entrambe le forme come corrette. Quando un dizionario propone entrambe le alternative come giuste, lo fa perché sia l'una sia l'altra sono entrate nell'uso e quando ciò accade, cioè quando i parlanti avvertono le forme come parimenti utilizzabili, in linea di massima è difficile intervenire con dei divieti (la lingua non va mai intesa, infatti, come un insieme di regole da rispettare, ma come il frutto degli usi di una comunità che possono cambiare nel tempo, in maniera comunque coerente); il caso, comunque, non è questo, perché è vero che il GRADIT considera la forma "apparte" esistente, ma è parimenti vero che è registrata come letteraria.

Quella che molti credono sia una parola unica, in realtà, è costituita da due termini, la preposizione semplice "a" e "parte", che assieme formano una locuzione, gruppo di parole che assume la funzione di una parola sola ("nonostante che", per esempio, è una locuzione congiuntiva che ha lo stesso significato di "nonostante"). Come se non bastasse,

L'univerbazione dipende da un fenomeno fonetico definito "raddoppiamento fonosintattico": ci sono parole, per essere più precisi, che rendono la pronuncia della consonante successiva molto più forte; non si dice, infatti, [a parte] ma [ap'parte], come se p fosse una doppia: ecco perché nello scritto si è portati a rendere le due parole con una sola.

Cos'è il raddoppiamento fonosintattico?

Il raddoppiamento fonosintattico è un fenomeno che interessa la pronuncia toscana e centro-meridionale (fatta eccezione per le aree che appartengono linguisticamente all'Italia Settentrionale, come le Marche Nord); non riguarda, perciò, il Settentrione. Essendo la variante toscana (fiorentina, in particolar modo) alla base del nostro idioma, è un elemento imprescindibile per una buona pronuncia (infatti è uno degli argomenti principali dei corsi di dizione).

Causato da parole tronche, monosillabi forti ("che", "a", "tra", "fra" etc...) e da molti altri termini ("come", "dove", "qualche", "sopra" etc), questo fenomeno ha portato a non pochi cambiamenti a livello morfologico; pensate, per esempio, alla parola "soprattutto", prima resa come "sopra tutto", all'interno della quale è stato "sopra" a generare la geminazione (o raddoppiamento) della consonante. Riprendiamo i punti salienti del discorso del linguista Luca Serianni in Lezioni di grammatica storica italiana:

"Il fenomeno non è registrato dalla grafia, a meno che le due parole non siano scritte unite, essendo percepite come una parola sola [...] ed è sconosciuto nell'Italia settentrionale, nei cui dialetti le consonanti intense originarie tendono a diventare tenui (MAMMA > mama, BELLUM > bello). Parlando italiano, un settentrionale [...] stenta a far sua una pronuncia come [ak'kasa], non riscostruibile dalla scrittura (e, aggiungiamo noi, non dotata ai suoi orecchi di prestigio sociolinguistico)".

Riguardo ai casi in cui il raddoppiamento si verifica, Serianni scrive che "da un punto di vista descrittivo (senza tenere conto cioè dell'evoluzione storica) osserveremo che il raddoppiamento fonosintattico si produce in tre casi fondamentali [...]: a. Dopo un monosillabo cosiddetto "forte" [...] e di diverse forme disaccentate: a, che, chi [...], tu e qualche altra. b. Dopo un qualsiasi polisillabo ossitono: virtù somma [virtus'somma] [...] c. Dopo le parole barìtone (cioè non accentate sull'ultima sillaba) come, sopra, dove, qualche".

Per tornare ad "apparte" o "a parte", il consiglio è di rendere la locuzione con grafia separata e non univerbata, perché la resistenza della comunità a un tale uso è ancora molto forte.
Festa della Mamma
Frasi di auguri speciali per la Festa della Mamma
In questa parte della nostra raccolta troverete frasi di auguri speciali per la Festa della Mamma in tutte le salse che riusciranno - si spera - a salvare tutti i disperati che non sanno proprio cosa scrivere in occasione di un evento così importante: alcune volte possono mancare le parole, altre volte può succedere che si è troppo indaffarati per scrivere dei semplici auguri (ma il tempo non deve mancare in questo caso).

Se volete fare centro, i seguenti pensieri fanno proprio al caso vostro: troverete auguri fantastici, tutti diversi fra loro, che faranno tanto piacere a tutte le mammine, nessuna esclusa. Non ci credete? Allora provate a dare un'occhiata, senza dimenticare che in altre sezioni della nostra raccolta vi abbiamo proposto frasi divertenti per la Festa della Mamma, una miriade di frasi celebri, infine poesie e filastrocche di tutti i tipi.

Ma veniamo a questi pensieri speciali:

"I giorni passano veloci e tutto cambia in continuazione: le case, gli amici, le magliette, i cellulari. Ma resta immutabile solo l'amore che provo per te. Buona Festa della Mamma".

"Dio non poteva essere dappertutto e perciò ha creato la mamma. Tanti auguri, vita mia".


"Le mamme stringono le mani dei loro bambini per un po’ e il loro cuore per sempre". 

"La mano che fa dondolare la culla è la mano di che regge il mondo. Auguri!".

"Ti dico che... Prima mi devi fare una promessa, però: non devi piangere, quando te lo dirò! Ti dico che... ti voglio un bene dell'anima e che sei la mamma più bella del mondo. Non piangere, mi raccomando, altrimenti mi fai commuovere e mi si sbava tutto il trucco!".


"Mamma: figura fondamentale nella mia vita, a volte ansiosa e rompiscatole, a volte amica e complice, a volte tenera e severa. In ogni caso, sei unica!".

"Lo sai, mamma, perché tu sei una grande artista? Perché hai fatto un’opera d’arte come me! Sono o non sono il tuo capolavoro? Ti voglio bene, mamma!"

"Per la tua festa avevo intenzione di farti un bellissimo regalo, ma papà non mi ha dato nessun soldino. Ti accontenti di questi auguri?".


"Cara mamma, il tempo e i giorni non sono passati, il tuo sguardo d'amore sarà sempre lo stesso di quando passavi a rimboccarci le coperte e mi baciavi la fronte. Sei unica. Auguri".
 
"Vorrei chiederti scusa per tutte le mie marachelle, ma devi ammettere che mi sono venute bene! Auguri, mamma".
 

"Quello che ieri non comprendevo, oggi so che era solo per amore. Grazie, mamma".

"Alla mamma che ho la fortuna di avere, con la certezza che non avrei potuto essere più fortunato.
Sei insostituibile".
 
Vi sono piaciute? Perché non provate a comporre dei vostri personalissimi pensieri?