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Predicato nominale e verbale: come individuare la differenza [ESERCIZI]

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La differenza tra predicato nominale e predicato verbale sta fondamentalmente nella loro struttura. In analisi logica, infatti, definiamo "predicato nominale" un costrutto formato dal verbo "essere" coniugato in uno qualsiasi dei suoi modi seguito da un nome o un aggettivo

Avendo già approfondito il predicato verbale, che rappresenta, solo in linea di massima, l’azione compiuta o subita dal soggetto, in questa sede ci soffermeremo proprio sul nominale, partendo dai seguenti esempi:

(A) Quella scuola è un edificio orribile
(B) Marco è stato uno studente fantastico
(C) E quel professore sarebbe incompetente?

Nella frase (A) il verbo "essere" è rappresentato da "è"; il sintagma nominale, invece, da "un edificio". In questo caso, "è" prende il nome di "copula"; "un edificio", invece, di "nome del predicato". E "orribile"? La risposta non è molto diversa da quella di qualsiasi altro contesto: si tratta di un aggettivo, "attributo" in analisi logica, del nome del predicato.

Nella frase (B) "è stato" rappresenta l'indicativo passato prossimo del verbo "essere" –; "uno studente", che è un sintagma nominale, costituisce, invece, il nome del predicato; l’attributo del nome del predicato è "fantastico".

Nella frase (C) "sarebbe" è il condizionale presente del verbo "essere" –; "incompetente", che è un aggettivo qualificativo, costituisce il nome del predicato: assieme, ovviamente, formano il predicato nominale.

Prima di concludere, va messo in evidenza che non bisogna assolutamente confondere questo tipo di predicato con i verbi copulativi, i complementi predicativi dell’oggetto e del soggetto, anche se ad esso sono affini.