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"Ipse dixit", il principio d’autorità e il suo abbandono: Galileo contro gli aristotelici

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L' espressione ipse dixit ("lo ha detto") fa riferimento a un principio di autorità, che ha alle spalle una storia fatta di salite e discese, riprese e abbandoni. I primi ad utilizzarlo furono i pitagorici, riferendosi a quella che per loro era la massima autorità a cui affidarsi, ovvero Pitagora: “l’ha spiegato Pitagora, quindi è assolutamente certo”, queste le loro parole. Così facendo, si affidavano completamente a lui, mettendo da parte, però, quello che sarebbe stato (a partire dalla Rivoluzione Scientifica del Seicento) un elemento importantissimo per tutta la scienza e non solo: l’esperienza.

Stessa sorte spetta ad Aristotele, che nel Medioevo, assieme alla Bibbia, era considerato come colui che che mai ha detto menzogne, l’unico che ha scoperto la verità delle cose del mondo. Le teorie scientifiche di Aristotele non collidevano, anzi si incastravano alla perfezione, con i racconti riportati nel Corano; per questo motivo Averroè, il più grande studioso del filosofo stagirita, affermò che il pensiero aristotelico non andasse interpretato ma accettato.

L’ipse dixit, così inteso, visse tranquillo per millenni, fino a quando venne messo in discussione, come vi ho accennato prima, durante la Rivoluzione scientifica da Galileo Galilei. Con il metodo sperimentale, Galileo spiegò che solo l'esperienza diretta avrebbe potuto portare, attraverso varie fasi, alla spiegazione di ogni cosa del mondo, ogni fenomeno fisico e percepibile. Nulla può perciò prescindere da essa.

Ne Il dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, mette a confronto la visione aristotelica (rappresentata da Simplicio) e quella copernico-galileiana (rappresentata da Salviati); in mezzo a questi due fuochi c’è un terzo personaggio, Sangredo, che ascolta, senza schierarsi né da una parte né da un’altra: è colui che ha la mente sgombra da pregiudizi. Dal Dialogo che ne consegue, Simplicio sostiene, come diceva Aristotele (“l’ha detto lui” quindi è giusto), che i nervi partono dal cuore; mentre Salviati, avendo fatto esperienza diretta di questa cosa, afferma che essi partono dal cervello. Quest’ultimo riuscì a dimostrare di aver ragione, smontando, anche se non completamente, l’ipse dixit.

Galilei ci tenne sempre a sottolineare che non aveva nulla contro Aristotele: erano i suoi seguaci quelli che contestava con tutte le sue forze, gli aristotelici; era convinto, infatti, che se il filosofo avesse visto con i suoi occhi ciò che andava contro una delle sue teorie (i nervi partono dal cervello e non dal cuore, per esempio), sicuramente l’avrebbe accettato.

Oggi possiamo dire che grazie alla scienza quasi tutti i principi di autorità sono stati distrutti, ma non tutte le “fonti autorevolissime” come il Vecchio Testamento. Nonostante questo, però, e col passar del tempo, il testo sacro sta mostrando la sua fallacità, a causa di racconti ritenuti davvero inverosimili; la stessa Chiesa, per esempio, ha dichiarato che non ci sono mai stati nessun Adamo e nessuna Eva nel Paradiso terrestre. Ciò non vuol dire che il testo scritto non serva a nulla. Pensate ai moltissimi riferimenti storico-sociali. Ne avremmo mai potuto fare a meno?

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Pascal Ciuffreda