Ultimissime

Si scrive “superficie” o “superfice”?


Alla domanda "si scrive superficie?", la risposta che dovrete dare necessita di considerazioni importanti: in questi casi, infatti, la forma corretta non è sempre una; ecco perché non vi deve sconvolgere che qualcuno possa ritenere "superfice" forma accettabile. Certo, già la rete ci dice che la differenza d'uso è abissale: facendo una ricerca in data 25 novembre 2012, si scopre che "superficie" è attestata 182 milioni di volte e "superfice", invece, 490mila: vuol dire che la maggior parte delle attestazioni Google propendono per l'utilizzo della vocale.

Diversi vocabolari, però, considerano giustificabile anche la seconda forma, visto che i non serve affatto, essendo utilizzata solo per "rispetto" della base latina SUPERFICIES. Treccani, per esempio, riporta:

Superfìcie (meno com. superfice) s. f. [dal lat. SUPERFICIES, comp. di SUPER- e FACIES «faccia»] (plurale -ci, disuso -cie)”.  

Come potete notare, anche sul plurale ci sono dei dubbi, che Treccani liquida, sottolineando che, pur essendo attestate entrambe le forme, "superficie" per indicare più di una superficie è in disuso.

La domanda, insomma, sorge spontanea: come ci si comporta in questi casi? Non si può parlare di una libera scelta, almeno fino a quando entrambe le forme non si affermeranno con la stessa valenza (182 milioni è davvero una cifra enorme, rispetto ai soli 490mila); ecco perché, fossimo in voi, opteremmo senz'altro per "superficie" al singolare e "superfici" al plurale (in quest'ultimo caso, tra l'altro, proprio Treccani scrive che la forma non è utilizzata moltissimo).

La lingua cambia, questo è vero, ma è altrettanto giusto considerare che il cambiamento deve essere accettato da gran parte dei parlanti e degli scriventi, prima di affermarsi totalmente.



18 commenti:

  1. Non sono un grande esperta di grammatica, ma vorrei aggiungere una nota alla tua osservazione, non credo che sia una questione di numeri di quanti usano una forma piuttosto che un altra, ma credo che le parole portino con sè un dato significato e al loro interno un concetto,un idea, quindi credo che sia più importante un loro corretto uso aderente al loro vero signifificato, oggi molte parole in uso sono lontane dalla loro origine e dal concetto insito in esse, vedi ad esempio "piuttosto" che viene usato anche quando non serve o "quant'altro" alla fine di un elenco,solo per direne alcune,superficies da cui deriva superficie ha un dato significato se togliamo la "i" non possiamo più pensare dire la stessa cosa ne attribuirgli la stessa funzione.
    La mia non è pignoleria ma oggi regna un grande caos fra le parole e la comunicazione abbiamo reso soggettiva l'interpretazione di troppe parole e se questo in legge per gli avvocati può a volte essere favorevole per girare la frittata, nella comunicazione diventa caos.

    Ottimo blog e molto utile,grazie.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Carolina, l'uso che l'utenza fa delle parole è molto importante, invece: la lingua cambia di certo non per i grammatici o per i linguisti, che al massimo si limitano a prendere atto delle tendenze e, in base a queste, imporre delle norme. Se "superficie" un giorno dovesse venire scritto senza "i" da quasi tutti i parlanti, non si potrà far altro che adeguarsi... Quello che tu chiami "caos", semplicemente è cambiamento... E poi, in fin dei conti, questa "i", per quanto possa essere brutale tale affermazione, a cosa serve?

      MIK

      Elimina
    2. Un grande esperta...
      La punteggiatura, poi...
      La grammatica e, soprattutto, la sintassi...non le conosci proprio.

      Elimina
    3. Anonimo, ma i puntini di sospensione erano in offerta alla SIDIS e tu ne hai fatto grande scorta, oppure le usi ad cazzum per un tuo vezzo personale??

      Elimina
  2. Credo che sia un discorso troppo lungo da fare qui :-) comunque io non sono mai stata contro i cambiamenti ben vengano dove ci vogliono.
    Direi che l'articolo Definizione di "superuomo" di Pascal Ciuffreda rende meglio l'idea di quello che volevo dire.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Carolina, sarebbe bello parlarne! :) se è lungo, non è detto che la discussione si debba esaurire in un solo giorno. Aspetto le tue considerazioni!

      MIK

      Elimina
  3. Le parole hanno una etimologia ossia la radice della loro nascita,mutarle è come strapparle dalle loro radici,svuotarle dal loro contenuto.

    Es:
    aborigeno: dal latino ab origine:originario; dire borigeno potrebbe mai avere il medesimo significato?Visto che è ab significa origine.

    afelio: dal greco apo- : 'distaccato da' e helios (sole ),dire afeglio quel "eglio" finale potrebbe mai avere ancora la valenza di helios (sole)?

    Superficie: dal lat. superficies da super(sopra) e ficies per fàcies(faccia) se togliamo la "i" nella parte finale "fice",fice avrebbe ancora la valenza di fàcies?

    Si può solo per ignoranza di popolo, anche se bonaria stravolgere l'essenza della parola stessa? Si preferisce portare avanti l'amore per la cultura o lasciare navigare nell'ignoranza perchè cosi è semplice ed implica meno sforzo?

    Non è questione di pignoleria, ma la stessa cosa vale anche per i nomi che generalmente,me compresa amiamo storpiare, ma un nome ha un significato, un tempo venivano attribuiti per ciò che nel significato rappresentavano, non con leggerezza e forse ancor oggi quando non solo per praticità tronchiamo un nome e facciamo diventare Paolo-Pao, Fabiana-Fa o Fabi, o come il mio nome Carolina che per molti è diventato Carola e raramente Lina, noi probabilmente inconsciamente facciamo analogia con “un qualcosa”.


    es: Francesco che io chiamo amichevolmente Frà, mentre chi non ha simpatia per lui lo chiama con il nome per esteso, oppure chi sottolinea la sua corporatura generosa lo chiama ciccio;ciccio termine lontano dalla etimologia del nome trova con esso un nesso inconscio, ma Francesco che deriva dal latino medioevale come specifica Wikipedia "Franciscus, a sua volta derivante da un aggettivo etnico di provenienza germanica: Franck-isk significa "appartenente al popolo dei Franchi". Viene erroneamente in qualche caso considerato come una variante del nome Franco che significa "libero", dal quale sostanzialmente resta distinto. I nomi Paco e Ciccio vengono spesso utilizzati come soprannomi o diminutivi del nome Francesco, pur non avendo la stessa etimologia", come qui descritto Ciccio è un diminutivo nato per una qualche ragione, ma chi ha intenzione di chiamare il suo bambino Francesco non lo battezzerà mai come Ciccio, solo in nome di un uso popolare e come potete leggere viene anche sottolineata la differenza fra Franco e Francesco che significano ben due cose diverse.

    ...e poi vi sono parole come psiche,filosofia, geometria,ecc ricche di storia e concetti la cui etimologia ha un preciso significato, basti pensare solo a pronunciare la parola "psiche" per rendersi conto in che vastità di concetti,idee e intuizioni ci immergiamo, potremmo mai un giorno dire piche perché a certe persone quella "s" infastidisce e gli fa incantare la lingua,o per solo praticità e non senza a volte un certo lassismo d'ignoranza che dilaga lasciare che "piche" sia?

    Queste mutazioni io non li chiamo cambiamenti ma stravolgimenti...ben vengano i neologismi, ben accette in alcuni contesti divertenti e ironici le storpiature, entrino pure nel linguaggio comune le parole "stravolte" nelle battute da bar,fra i ragazzi, in piazza ma l'importante è che chi dice superfice sia consapevole che si dice superficie in onor della cultura e della parola stessa nel suo preciso significato.

    Io credo nel detto -parla come mangi -ma nello scritto è tutta un altra cosa...salvo eccezioni ovviamente.

    In conclusione voglio sottolineare che sono una pessima scrittrice e se leggo il vostro blog è proprio perché ho delle lacune a cui dare una "aggiustatina", ma amo molto le "parole".

    e molto altro ancora si potrebbe dire,forse è solo una questione di punti di vista, una più tecnica e pratica mentre l'altra più (la mia) come dire ...filosofica.
    A me "mi piace" il vostro blog :-)
    Un saluto

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Prova ad introdurre l'uso della variante "superfaccia"

      Elimina
  4. (RISPONDO IN MAIUSCOLO, PERCHé STO AVENDO PROBLEMI CON BLOGGER)

    LE PAROLE HANNO UNA LORO ETIMOLOGIA, SE PER "ETIMOLOGIA" INTENDI "ORIGINE", MA HANNO ANCHE UN LORO SVILUPPO: NEL CASO DI "SUPERFICIE", CHE TU TOLGA O MENO LA "I", IL SIGNIFICATO RESTA SEMPRE QUELLO, VISTO CHE QUESTA "I" NON SERVE PROPRIO A NULLA; STANDO A QUESTO RAGIONAMENTO, DOVREMMO SCRIVERE ANCORA COME I LATINI, NO? VISTO CHE LA LINGUA ITALIANA è FIGLIA DEL LATINO, COSA FACCIAMO? RITORNIAMO AGLI ETIMI E, INVECE DI SCRIVERE "DOVE VAI?", SCRIVIAMO "QUO VADIS?" :)

    LA PAROLA "IGNORANZA" IN QUESTO CASO NON MI PIACE: IL POPOLO è L'ARTEFICE DELLA LINGUA. ANCHE SE L'ITALIANO NASCE COME LETTERARIO - PERCHé IL POPOLO HA SEMPRE PARLATO IL DIALETTO - LA SITUAZIONE, A PARTIRE DAL NOVECENTO, è RADICALMENTE CAMBIATA: SONO I PARLANTI A DETTARE LE REGOLE (OVVIAMENTE, A LUNGO ANDARE), RAGION PER CUI SE A UN CERTO PUNTO SI AFFERMA "SODDISFANDO" PIUTTOSTO CHE "SODDISFACENDO" NOI NON POSSIAMO FARCI PROPRIO NIENTE, SE NON LIMITARCI A DIRE CHE LA FORMA PIù CORRETTA è LA SECONDA E CHE LA PRIMA ANDREBBE EVITATA ALMENO NELLA PRODUZIONE SCRITTA (CHE - SI SA - è MOLTO PIù CONTROLLATA).

    LE PAROLE CHE HAI CITATO NON POSSONO CAMBIARE: CI SONO DEI TERMINI CHE, FORSE PERCHé NON VENGONO UTILIZZATI SEMPRE E NON SONO SOGGETTI ALLE "LEGGI DELLA VELOCITà" DEL PARLATO, CHE DIFFICILMENTE CAMBIERANNO, E POI NEL CASO DI "SUPERFICIE" NOI FACCIAMO RIFERIMENTO A UNA "I" CHE NON SERVE PER LA PRONUNCIA: LA "S" DI "PSICHE" CHE TU INDICHI, INVECE, LA MUTA ECCOME. NON BISOGNA FARE DI TUTTA L'ERBA UN FASCIO, MA, ANCHE NEL DARE LE PREVISIONI, BISOGNA TENER CONTO DI TANTE E TANTE E ANCORA TANTE CONSIDERAZIONI.

    CHI SCRIVE è MOLTO LEGATO AL PARLATO E, SE UNA COSA PROPRIO NON SERVE, AL PARLANTE DELLA STORIA DELLA PAROLA NON INTERESSA ASSOLUTAMENTE NIENTE: è BUONA NORMA RISPETTARLA NELLO SCRITTO, MA CONSIDERARE ERRORE GRAVE "SUPERFICE" MI SEMBRA ESAGERATO, ANZI SICURAMENTE "FUORI DAI TEMPI". A QUESTO PUNTO, DOVREMMO RITENERE L'ITALIANO UNA LINGUA MORTA...

    A PROPOSITO DI "A ME MI", VA EVITATO SIA NELLO SCRITTO SIA NEL PARLATO, MA TI ASSICURO CHE, COME "MA PERò", NON è NIENTE DI SCANDALOSO :)

    MIK



    RispondiElimina
  5. Il popolo è artefice della lingua ma il più delle volte è ignaro di ciò, attento ad avvalorare tutto ciò che il popolo, o meglio il volgo, partorisce, perché ora come ora la lingua italiana la sta letteralmente ammazzando: impoverendola e appiattendone l'uso, e sostituendo piano piano le parole italiane con quelle inglesi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Beh, Aldo, non credo che questo sia vero... La nostra lingua gode di perfetta autonomia in tutti gli ambiti; è chiaro che nei settori in cui una lingua ha più "potere" si affermano certe parole... Penso che l'atteggiamento da purista sia sbagliato e insensato: una lingua entra in rapporto con molte altre realtà, perché è viva e vegeta, e in quanto viva e vegeta, prende da queste ciò che le serve.

      Per quanto riguarda l'impoverimento del lessico, è vero fino a un certo punto; d'altra parte, non è che i parlanti sono dei vocabolari viventi: puntano all'immediatezza e all'efficacia, in base al materiale che hanno a disposizione.

      Non voglio difendere l'abuso che si fa di molte espressioni né giustificare certi (mis)fatti linguistici: solo che le leggi sono queste e nessuno può farci nulla, per fortuna del resto... Sarebbe davvero fuori luogo imporre a chi parla di esprimersi in un certo modo.

      MIK

      Elimina
  6. Ma chi parla di imporre, il problema è che non si insegna più. Che molti universitari abbiamo un vocabolario limitato e appiattito su quello televisivo lo testimonionano tantissime ricerche, nonché una imbarazzante ignoranza grammaticale.
    Poi stanco di sentire la solita scusa che la lingua è viva e vegeta, quanto il lemmaio di una una lingua si assottiglia sempre più non solo per impoverimento di quello originario ma anche per progressiva sostituzione con parole straniere, quella lingua è destinata a diventare lingua morta. A meno che non mi si voglio far credere che parole come computer, shopping o spending review siano parole italiane; sono foresteirismi in uso nella lingua italiana, ma non saranno mai parole italiane, ma il loro uso sostituisce parole italiane relegandole nell'oblio, E questa non è una visione dettata da una visione puristica della lingua, ma solo dall'amore per la propria lingua e dal dispiacere di veder prograssivamente distrutto un pezzo di cultura, che oggi viene sottovalutato.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Aldo,
      il fatto che molti universitari si trovino in questa situazione è vero, ma ci sono fior fior di studenti che conoscono bene la lingua (d'altra parte, non tutti hanno la fortuna né la passione di approfondire gli studi umanistici: è anche giusto così). Credo, insomma, che sia un'esagerazione (anche se l'ultimo errore di Sallusti - *c'è la faremo - mi sta facendo ricredere sul momento).

      Per quanto riguarda la "scusa", non è affatto così: è vero che la lingua cambia; è vero che entra in contatto con tante altre realtà ed è altrettanto vero che certe volte abbiamo bisogno di parole che noi non abbiamo... Voglio dire: perché dovremmo chiamare in un modo diverso il "PC", visto che non ci appartiene come scoperta? Dovremmo fare come in Francia e iniziare a cambiare tutte le parole straniere (che brutto termine)? Non so: forse abbiamo visioni diverse sulla faccenda...

      Io amo la mia lingua, ma non mi sognerei mai di evitare parole come "social network" "spending review" e quant'altro (altro discorso vale per termini come "meeting" e così via).

      MIK

      Elimina
  7. "Voglio dire: perché dovremmo chiamare in un modo diverso il "PC", visto che non ci appartiene come scoperta?" ma che ragionamento è: neanche l'automobile l'abbiamo inventata noi e per questo dovremmo chiamarla "car"? fino a qualche decennio fa i "computer" si chiamavano "calcolatori" (fra l'altro la base di "computer" è stata scippata dal latino, e noi non dovremmo usare una parola italiana?). Adesso solo perché una cosa, un concetto ci arriva dall'esterno, dovremmo rinunciare a chiamarlo con una parola della nostra lingua?
    Io non ci vedo nulla di male nel comportamento dei francesi, ma solo amore (vero) per la lingua e la propria identità di popolo; il segno sì che la loro lingua è viva, perché cresce di parole francesi o rese tali: a volte tradotte, a volte facendo calchi, a volte adattandole, ma sempre con parole che alla fine sono o diventano francesi (come faceva una volta anche l'italiano, arricchendosi). Oggi, invece, anche se ci sono facili traduzioni (i "social network" sono semplicemente "piattaforme sociali" per come li intendiamo noi italiani visto che ci riferiamo ai servizi; la "spending review" è una banale revisione della spesa pubblica) abbondano gli anglicismi crudi, ma non solo: dove si potrebbero usare parole italiane si usano parole forestiere, vedi comperitor al posto di concorrenti. Il problema non è che la lingua muti, ma il come: e quando ciò avviene con il suo impoverimento lessicale e con una progressiva sostituzione della sua prole con quella di un'altra, quella lingua non sta mutando, ma sta scomparendo, decretandone così la futura morte linguistica.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Aldo, secondo me, sei pretestuoso: non abbiamo inventato di certo noi l'automobile, ma non puoi negare che il prestigio dell'Italia in fatto di automobili è alto; nello sviluppo di una lingua anche questo conta: il "social network" è una cosa tutta straniera, assolutamente non italiana; chi si sognerebbe mai di chiamarlo "rete sociale"? Se un concetto ci arriva dall'esterno, ripeto: da una lingua che ha prestigio nel settore, è ovvio che deve essere espresso in quel modo, o che comunque la tendenza sia quella.

      Io nel comportamento dei francesi ci vedo soltanto molto egocentrismo: amo la mia lingua, ma amo anche tutte le lingue del mondo e, fino a quando sono chiare e ci permettono di esprimerci al meglio senza far ridere nessuno (sì, perché "rete sociale" farebbe davvero ridere chiunque), che ben venga qualsiasi cosa.

      E ti posso assicurare che l'italiano non è avviato a una morte linguistica: gli scrittori ci sono; gli studiosi e gli studenti modello, pure; io mi preoccuperei, piuttosto, di estirpare il "burocratese", e non i forestierismi...

      Non capisco le tue posizioni, ma le rispetto: arriveremo, prima o poi, a un accordo :)

      MIK

      Elimina
    2. Ricevere accuse di pretestuosità da un presuntuoso è davvero divertente. Il prestigio dell'Italia, se è per questo, è alto anche nel campo del cosiddetto "design", eppure lo chiamiamo all’inglese, anzi, stando al tuo ragionamento sarebbe addirittura scorretto chiamarlo all'italiana, se non persino ridicolo.
      Un concetto può anche arrivare dall'esterno, ma quando entra in una cultura ed inizia a farne parte integrante, non ha senso che si continui a ì chiamarlo "alla forestiera", come se fosse ancora un qualcosa estranea a quel sistema. E poi, stando al tuo ragionamento, siccome l’Italia ormai non si sviluppa più alcun concetto innovativo, tutte le future parole, designanti qualcosa di nuovo, dovranno gioco forza essere forestierismi (pena la ridicolaggine), condannando così una volta di più l'italiano estinzione, in quanto lingua incapace di rinnovarsi con le sue cellule (ma anzi, lingua capace solo di vedersele sostituire, di sana pianta, con cellule provenienti da un organismo diverso).
      Quanto a "rete sociale" - locuzione già presente in italiano (evidentemente prima non faceva ridere) da prima che entrasse in voga "social network" (che nella lingua d'origine, tra l'altro, designa i "il complesso dei rapporti sociali" e non un "servizio", alla faccia delle ridicolaggine!) - , si tratta di un'espressione comunemente tradotta anche in francese, spagnolo e portoghese (evidentemente a tutti loro non fa ridere); i quali, stando al tuo ragionamento, devono essere tutti quanti ridicoli. Mi chiedo se sia tutto il mondo che traduce a essere ridicolo, o noi italiani che, con la nostra provincialità, preferiamo adottare migliaia di forestierismi crudi e superflui nella speranza di sembrare più fighi (anzi cool)?
      "E ti posso assicurare che l'italiano non è avviato a una morte linguistica: gli scrittori ci sono; gli studiosi e gli studenti modello" una lingua muore quando è in atto un processo di depauperazione del proprio lessico originario; scrittori, studiosi e studenti vogliono dire ben poco circa la salute di una lingua, se il loro apporto è limitarsi passivamente a farne uso così, con tanto di predilezione per le parole straniere rispetto a quelle italiane; anzi così facendo ne contribuiscono attivamente alla fine.
      Per quanto riguarda al “burocratese”, trovo che sia oramai l’ultimo dei mali della nostra lingua, visto che è già stigmatizzato e combattuto, e comunque limitato ad un ambito ristretto, mentre il ricorso al “forestierismo facile” è in crescita in ogni ambito linguistico, ed è anzi pure visto di buon occhio con tanto di apologetica (il tuo precedente intervento ne è un esempio) e incentivato.

      Elimina
    3. Guarda, Aldo, non capisco dove hai notato questa presunzione, ma lascio correre, perché per discutere di altre cose ci sono altri posti. Io continuo a dire che la lingua è in contatto con altre lingue e da queste prende ciò che le serve, quando le serve e come le serve (esistono anche i calchi, per dirne una), ovviamente se la "fonte" ha prestigio. Certo, non mi sognerei mai di accettare odiose espressioni come "as soon as possible" abbreviate con ASAP, ma non credo - lo ripeto - che "social network" sia una parolaccia... Poi, va beh, saranno punti di vista...

      MIK

      Elimina
  8. io penso che sia più giusto"superficie"

    RispondiElimina

LINKUAGGIO? è stato creato da Templateism.com Copyright © 2014

Powered by Blogger.