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Si scrive "tuttora" o "tutt'ora"? L'univerbazione impone delle scelte


Si scrive "tuttora" o "tutt'ora"? Le incertezze sono tante, ma la forma corretta, oggigiorno, è una e sola: molti sono sicuri del fatto che anche "tutt'ora" sia accettabile, ma non lo è affatto, e non perché nei documenti del passato non sia registrata: il punto è che la lingua italiana, come qualsiasi altra lingua del mondo, non è morta, ed quindi è soggetta a numerosi cambiamenti.

Uno di questi ha coinvolto espressioni come "tutt'ora", che oggi appaiono fortemente in disuso: è decisamente preferibile utilizzare la forma univerbata, quindi "tuttora". Se siete indecisi, insomma, sappiate che "tuttora" va scritto senza utilizzare l'apostrofo. (a consigliarlo, tra l'altro, sono molti dei vocabolari online, e non solo, che considerano la forma non univerbata ormai rarissima).

Lo stesso vale per molte altre parole, come "invero", "ossia", "ovverosia", "davvero", "dovunque", "giacché" e via discorrendo: si tratta di termini che la nota Accademia della Crusca ha inserito in uno speciale sulla corretta grafia di alcune parole: qui è chiarito in quali casi l'apostrofo va utilizzato; in quali, no, e in quali, invece, può essere anche omesso (quando entrambe le forme, cioè, sono parimenti accettate).

Tecnicamente, "tuttora" è un avverbio di tempo nato dall'univerbazione di parole che prima erano separate dall'apostrofo, e che sono chiamate, dunque, "univerbate". Vediamo la definizione che ne dà il vocabolario online Treccani

"Univerbare v. tr. [tratto da univerbazione] In linguistica, far passare un sintagma a elemento lessicale unico (anche se composto): per es., pomo d’oro a pomodoro, salta in bocca a saltimbocca. Part. pass. univerbato, anche come agg.: parole, forme, espressioni univerbate".



34 commenti:

  1. Non diciamo delle eresie grandi come un dizionario mai aperto. Tutt'ora è la forma corretta e semmai "tuttora" può eventualmente essere tollerato per via dell'ingerenza di stili giornalistici di dubbia qualità che purtroppo ormai influenzano la lingua scritta.

    Vedi:
    Esempio: G. V. 7. 27. La schiera di Curradino tutt'ora scemava, e quella del Re Carlo tutt'ora cresceva.
    Esempio: Rim. Ant. M. Cin. Parmi vedere in lei quando io la guardo, tutt'or nuova bellezza.
    Esempio: G. V. 10. 56. 2. E tutt'ora si faceva andar dinanzi un gran giudice di legge.
    Esempio: Amm. Ant. 32. 1. 6. Perchè ti maravigli tu, che la tua peregrinazione niente ti giova, conciossiacosachè tutt'ora porti te medesimo.
    Esempio: Dant. Rim. Amorosa Vista, ch'io vidi rimembrar tutt'ora.

    A.R. Accademia della Crusca

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  2. Caro A.R. Accademia della Crusca, io apro il vocabolario molto più di quanto faccia lei, a quanto pare; a proposito di aprire, tra l'altro, la invito ad aprire, consultare, seguire, quello che vuole insomma, il link inserito nell'articolo, dove è scritto:

    "Parole o espressioni che nell’italiano contemporaneo sono scritte unite [...] tuttora".

    La pagina web è della Crusca, e di certo qui non si scrivono sciocchezze. La invito a moderare i toni e ad avere rispetto per il lavoro altrui, altrimenti, con la stessa semplicità con cui lei, dall'alto della sua intelligenza (?), ha commentato, io, che sono l'amministratore del sito, la blocco immediatamente.

    MIK

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  3. Considerato che l'italiano è una lingua viva, che nessuno ne ha la proprietà o la vis normativa, e che l'Accademia della Crusca ha autorevolezza, ma non potestà normativa sulle regole della grammatica italiana, visto che la ricerca di "tutt'ora" su Google produce 2.400.000 di risultati, e che l'analoga ricerca con "tuttora" produce oltre 5.500.000 di risultati, è stabilito che le due forme sono analoghe, tenuto conto di una preferenza per la versione univerbata

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  4. Se la motivazione per dire che tutt'ora non è corretto perchè è italiano obsoleto (o addirittura arcaico) e tuttora è corretto perchè è il termine moderno (per via della tendenza alluniverbazione)... direi che la motivazione decade visto che il 33% pare lo usi ancora...
    Sarà davvero obsoleto quando riuscirete tutti a non usarlo... dicendo che è sbagliato :-)

    Barnabas

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  5. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  6. E' l'impostazione dell'articolo ad essere sbagliata, definendo corretto solo "tuttora".
    A conferma di ciò che scrive Barnabas, io uso da sempre "tutt'ora" e sono un fan della "punteggiatura selvaggia" ^_^ spesso esagerando...

    Comunque complimenti per il bel sito, lunga vita alla lingua italiana!

    Max

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    1. Mi scusi, anonimo,
      io non ho detto che "tutt'ora" è sbagliato: ho detto che è in disuso, tutto qui. Per la stessa ragione, lo farei notare a un mio futuro studente, qualora lo dovesse utilizzare!

      Grazie per i complimenti :)

      MIK

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    2. Ok, allora diciamo soltanto che l'articolo (almeno la parte iniziale) può indurre in equivoco e usando "tutt'ora" si usa una forma non aggiornata :)

      Grazie della precisazione.

      Max

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    3. Non vorrei essere insistente, ma lei, Max, proporrebbe mai a un ragazzino o a uno studente la forma apostrofata? Se è in disuso, perché rilanciarla e creare queste ambiguità?

      MIK

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  7. Ma che ambiguità dovrebbe mai create tutt'ora? Non stiamo parlando di riportare in auge una grafia come "non ostante" (questi sì, per me, da classificare come obsoleta), che potrebbe creare dubbi e ambiguità nel lettore data la rarità - e ormai anche la poca trasparenza - del verbo ostare, per di più espresso al participio presente.

    Max

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    1. Forse non crea ambiguità a lei, ma a un lettore qualsiasi sì, soprattutto se la "tutt'ora" è superato. Ma poi non riesco a comprendere perché bisogna insegnare o consigliare a chi chiede aiuto qualcosa che ormai è in disuso...

      MIK

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    2. Per Anonimo (falso Max): Io posso comprendere di non volersi loggare, ma almeno evitare di firmarsi con un nome già in uso nel thread... io mi chiamo Massimo (Max) non poteva firmarsi in altro modo?

      Per Michele Rainone: In effetti (parlando di insegnamento) concordo nell'uso della forma più usata, adesso che ne sono venuto a conoscenza proverò ad usare anch'io la forma "tuttora", daltronde la praticità è indubbia (evitando l'uso dell'apostrofo) il mio era un appunto da vecchio conservatore :)

      Max (l'originale)

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    3. @Max (l'originale): in effetti, sotto l'articolo c'è proprio scritto di firmarsi, ma a quanto pare non è sufficiente... Comunque, sono felice che è d'accordo, perché non riesco proprio a concepire altre proposte. I conservatori sono ben accetti - guardi la Crusca -, ma in questo caso opterei per la "novità" :)

      MIK

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  8. Scusate la mia ignoranza ma riferendomi all'ultima risposta di @Max l'originale è giusto " ...che è d'accordo"? Non dovrebbe essere "...che sia d'accordo"?

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    1. Anonimo, la risposta è mia (MIK). La forma più corretta è sicuramente la tua, ma comprendimi: erano le due di notte e, "a una certa", qualche imprecisione ci sta tutta. Comunque, anche l'indicativo non va malissimo :)

      MIK

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  9. Per favore potete dirmi se di-stin-guer-ci è sillabato bene?Grazie!

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    1. Secondo me la forma esatta è: dis-tin-guer-ci
      però magari attendiamo pareri più autorevoli :)

      Max (l'originale)

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    2. La forma corretta è di.stin.guer.ci :) perché "s" va sempre messo con la parola successiva; quindi avrete:

      a.stro.nau.ta
      ma.stro
      fa.scia

      e non

      as.tro.nau.ta
      mas.tro
      fas.cia

      Qui ci sono tutte le regole:

      http://linkuaggio.blogspot.it/2011/08/grammatica-italiana-divisione-in.html

      Max, mi fa molto piacere che tu sia sempre presente :)

      MIK

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    3. Grazie Michele, fa piacere anche a me :) però stavolta ho preso una cantonata ^_^ il fatto è che ho risposto di getto senza fare ricerche, ma è giusto così... per testare le proprie conoscenze, troppo facile informarsi prima e rispondere correttamente.

      Tu lo sapevi o ti sei dovuto informare? Risposta sincera eh :D

      Max

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    4. Max, con tutta sincerità lo sapevo :) Sono laureato in lettere mica per niente, no? Certo, l'argomento non è molto facile, quindi sviste del genere sono ammissibili... :P

      MIK

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    5. Michele ti credo, ah beh il fatto che tu sia Dottore in lettere di certo non mi fa sfigurare :) io ho solo un modesto diploma scientifico, quindi in italiano sono un autodidatta.

      Ho ancora molto da imparare e sul tuo bel sito di materiale vedo essercene in abbondanza.

      Se mi permetti vorrei darti un paio di consigli:
      1) creare un forum su cui dibattere liberamente la nostra bella lingua.
      2) fare in modo di potersi registrare in modo da conoscersi meglio, senza doversi loggare attraverso account esterni... ho dato una rapida occhiata ma non vedo questa possibilità.

      Grazie per la gentilezza e disponibilità.

      Max

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    6. Max, ovviamente, il mio sottolineare la laurea dipendeva dal volerti dare delle certezze, non dal mio volermi elevare: spero di non essere stato frainteso e, nel caso, mi scuso (e sono serio).

      Per quanto riguarda il forum, è ancora presto e comunque c'è Facebook per questo, dove ognuno può discutere liberamente :) non capisco cosa intendi per registrarsi... Puoi spiegarti meglio?

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    7. Sì, non ti preoccupare :) si capiva che non era inteso per vantarsi, anzi a me ha fatto piacere saperlo.

      Secondo me Facebook dovrebbe essere un qualcosa in più, un forum interno al sito mi pare interessante, magari in futuro facci un pensiero.

      Riguardo a registrarsi intendo la possibilità di compilare un form con i propri dati e creare un profilo univoco per autenticarsi nel sito.
      Allo stesso modo di Facebook o Youtube (per citarne 2 popolarissimi)

      Max

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  10. L'argomento dell'articolo è molto interessante proprio perchè si può dibattere senza mai giungere ad una conclusione universale.
    Io utilizzo "tuttora" ma, proprio in virtù della vitalità della lingua italiana, mi sognerei -eccome- di insegnare a dei ragazzini da dove è partita l'evoluzione del nostro idioma.
    Non è sufficiente sapere "dove siamo arrivati"; non si può inculcare un concetto dando per scontato che "tuttora" si scriva così, perchè lo studente non ne capirebbe il motivo: si limiterebbe ad accettarne l'armonia fonica (tuttora "suona bene", "rende l'idea"), perdendo sempre di più il contatto con la lingua scritta in favore di quella parlata.
    Ora, dire che un termine è in disuso perchè gli si preferisce un altro di senso compiuto che meglio definisca, nella cultura attuale, ciò che vogliamo intendere ci può stare; ma a me piace ricordare che la lingua parlata e quella scritta sono due cose ben distinte, e la prima deve necessariamente sottostare alla seconda, mai viceversa.
    Analogamente, mi piacerebbe aprire una discussione su "qual è", che per me si scrive tutta la vita "qual'è" ma sarebbe un esercizio lunghissimo e noioso.
    In conclusione, lunga vita alla punteggiatura!
    MARCO

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    1. Marco, sono d'accordo con te sull'insegnamento della storia della parola (anche se, fosse per me, dipenderebbe dalla scuola e dal tipo di ragazzi con cui si ha a che fare) e anche sull'importanza di motivare una scelta piuttosto che un'altra; per quanto riguarda il tuo discorso sulla lingua parlata che deve sottostare a quella scritta, permettimi di dissentire: non esistono lingue soltanto scritte, ma sono esistite lingue soltanto parlate (parlo anche di letterature, ovviamente). Gli stessi cambiamenti del latino si sono manifestati prima nel parlato e poi nello scritto, quindi, semmai, è il contrario. Credo, comunque, che la verità stia nel mezzo e che scritto e parlato abbiamo regole piuttosto diverse (legate ai registri, soprattutto).

      Per "qual è", possiamo parlarne qui:

      http://linkuaggio.blogspot.it/2011/09/si-scrive-buon-giorno-o-buongiorno.html

      se ti va, ovviamente.

      MIK

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  11. Un famoso barone universitario ha scritto "tutt'ora" nel programma altisonante affisso alla porta del suo impenetrabile regno. Non credo che lo abbia fatto per il gusto di usare una forma desueta, ma semplicemente per pura ignoranza e presunzione. Lui, però, se lo può permettere...

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  12. A me mi piace tutt'ora! A me mi è in uso ?! :-P

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  13. Caro Rainone, lei ha scritto che "tutt'ora" non è accettabile e che è *preferibile* usare la forma univerbata.

    La forma non univerbata è indicata come rara già dall'edizione '96 dello Zingarelli: 17 anni fa. Ma da qui a dire che la forma univerbata è preferibile ce ne passa. E in cosa consisterebbe questa preferenza? E in cosa consisterebbe questa ambiguità della forma non univerbata? Io non vedo alcuna ambiguità.

    La lingua non va vissuta e analizzata come fosse un castello di norme gratuite. Esiste una tendenza all'univerbazione, tendenza molto antica. Nel caso di cui stiamo parlando questa tendenza evidentemente è ancora in corso. Questo fenomeno non è giudicabile come preferibile o non preferibile: è un fatto e basta. In questi arroccamenti (peraltro non argomentati, ma spero che voglia approfondire) vedo sempre la tentazione di immaginare che l'italiano somigli a non so che linguaggio artificiale, quando esso è denso di storia, una storia non sempre giustificabile da un punto di vista "regolamentale". Per dire una banalità, le ragioni per cui scriviamo "squalo" e però invece "scuola" (o quelle per cui ci teniamo la "q") sono del tutto inessenziali. Tartassare gli alunni con vuote questioni ortografiche - diceva don Milani - è servito sempre e solo a tiranneggiarli, non certo a renderli sensibili verso la lingua. Ovviamente non voglio dire che queste siano le sue intenzioni (nemmeno involontarie): dico solo, attenzione. Grazie e buone cose.

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    1. Gentile Anonimo,
      risponderò punto per punto alle sue osservazioni.

      "La forma non univerbata è indicata come rara già dall'edizione '96 dello Zingarelli: [...] E in cosa consisterebbe questa ambiguità della forma non univerbata? Io non vedo alcuna ambiguità".

      La forma univerbata - se lei dà un'occhiata a tutti gli strumenti online - è data come in uso, rispetto a quella apostrofata (contrassegnata come molto rara); se la lingua si evolve, come lei dice, beh, mi pare pure giusto mettere da parte le vecchie forme e lasciare le nuove, altrimenti scriveremmo tutti come Alessandro Manzoni e amen. 2) L'ambiguità è data dal fatto che come posso giustificare a uno studente l'utilizzo di una forma vecchia? Cioè perché in questo caso dovrei dire "sì" a una forma caduta in disuso e "no" a tutte le altre?

      "La lingua non va vissuta e analizzata come fosse un castello di norme gratuite. Esiste una tendenza all'univerbazione, tendenza molto antica. Nel caso di cui stiamo parlando questa tendenza evidentemente è ancora in corso. Questo fenomeno non è giudicabile come preferibile o non preferibile: è un fatto e basta".

      Sono d'accordissimo, ma se i dizionari registrano come in disuso "tutt'ora", evidentemente la tendenza non è più in corso, soprattutto se la Crusca scrive qui (http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/unite-separate) che è preferibile la forma univerbata

      "Tartassare gli alunni con vuote questioni ortografiche - diceva don Milani - è servito sempre e solo a tiranneggiarli, non certo a renderli sensibili verso la lingua. Ovviamente non voglio dire che queste siano le sue intenzioni (nemmeno involontarie): dico solo, attenzione. Grazie e buone cose".

      Tartassare gli alunni? Al contrario: la forma più nuova è anche la più semplice, visto che la lingua tende all'economia e, in questo caso, venendo meno l'apostrofo, penso che tutti, più o meno, preferirebbero l'alternativa che io mi sento di consigliare.

      Nessuna regola: solo adattamento (giusto) ai tempi.

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  14. Sono l'anonimo di prima. Grazie per la sua risposta. Sì, capisco, ma mi sembra di vedere che la forma non univerbata ancora resiste nell'uso. Bisogna prenderne atto, nel caso. Confesso che potrei usare "tutt'ora" senza imbarazzo. Credo che la stessa diffusione di pagine su internet che rispondono al quesito "tuttora o tutt'ora?" testimoni che il dubbio viene, mentre a nessuno, credo, viene in mente di chiedere se "soprattutto" vada univerbato o meno (piuttosto ci si chiede spesso se la prima t sia doppia).
    Per quanto riguarda gli studenti, "censurerei" altri tipi di usi: magari se qualcuno usa il condizionale quando dovrebbe usare il congiuntivo due parole le spenderei, ma di fronte a un "tutt'ora" credo si possa soprassedere.
    Per "tartassare gli alunni" intendevo il rischio di correzioni che appaiano come censure. Mi spiego meglio: se si intende intervenire con una correzione del genere, varrà allora la pena di spiegare il fenomeno dell'univerbazione degli avverbi. In questo modo si giustifica il fenomeno, facendolo apparire per quello che è. E credo che sia anche una buona lezione in generale, in vista di un approccio elastico alla storia dell'evoluzione della lingua. Troppo spesso l'italiano viene vissuto come un coacervo di regole: relativizzarle e contestualizzarle offre allo studente l'occasione per acquisire una più raffinata sensibilità linguistica.
    Cordialmente. :-)

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    1. Anonimo, mi piacerebbe conoscere il suo nome (è davvero sgradevole chiamarla così): io ribadisco che sconsiglierei l'uso di "tuttora", perché ormai "tutt'ora" è registrato come termine caduto in disuso; nel senso: non mi sognerei mai di insegnare qualcosa che anche La Crusca sconsiglia. Certo, sono d'accordo con lei quando mi dice che si potrebbe spiegare il fenomeno (ma capirà benissimo che questo approfondimento non ha un taglio specialistico e deve essere alla portata di tutti).

      Per quanto riguarda gli altri usi da censurare, beh, è ovvio: ce ne sono di problemi da affrontare! :) Comunque mi ha fatto molto piacere il suo intervento, perché mi permette di rivedere gli articoli e di non far passare messaggi strani (come quello che la lingua sia un insieme inspiegabile di regolette :))

      MIK

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  15. Grazie a questo sito ho scoperto di essere un ostinato e ingenuo arcaico.
    Poco male!
    Dal momento che scrivo, mi concedo la licenza poetica di usare la forma apostrofata; dopotutto 15/15 di tema alla maturità avranno pure un valore intrinseco no? O ci vuole per forza la laurea? ^^ a tal proposito in una delle ultime tesi che ho letto, non ho potuto fare a meno di notare che i laureati (con 110e lode) del nostro tempo, hanno poca familiarità con punteggiatura, tempi della narrazione e addirittura coniugazione di un periodo ipotetico (o peggio di un congiuntivo).
    Direi che il discorso della forma integrale e/o apostrofata passi in secondo piano a questo punto. Voi che ne dite?
    J.P.

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    Risposte
    1. Rispetto a questi errori, passa sicuramente in secondo piano, ma ritorniamo sempre all'inizio: qui non parliamo di scelte stilistiche (anche la Fallaci scriveva "ciliege" senza "i" in un suo libro conosciutissimo), ma di soluzioni alla portata di tutti; se mi si chiede, perciò, quale forma sia la migliore, pensa che sia giusto suggerire quella ormai caduta in chissà quali meandri della lingua italiana? :)

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