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Commento al Cantico delle Creature (Laudes Creaturarum) di Francesco d'Assisi, primo testo della letteratura italiana


foto cantico delle creature
Prima del commento, va ribadita l'importanza di mantenere il titolo latino del Cantico delle Creature, vale a dire Laudes Creaturarum, il primo testo della letteratura italiana, scritto da Francesco d'Assisi.

Esistono, ovviamente, altre attestazioni dell’uso della lingua prima di questo, che va datato al 1224; ma esse sono appunto attestazioni di usi non letterari della lingua, mentre in questo caso Francesco impiega volutamente la lingua volgare per creare un testo che non ha funzione solo pratica, ma ha anche valore artistico, ovvero impiega la lingua per creare qualcosa di bello e piacevole. 

Rimane, però, come si accennava all’inizio, il titolo in latino, proprio a testimonianza della novità dell’operazione: senza quel titolo, non si sarebbe riusciti a catalogare opportunamente il testo che si aveva tra le mani.

La spoliazione di Francesco d'Assisi

Francesco nasce ad Assisi nel 1181 o nel 1182 da una famiglia di mercanti, che potremmo definire borghese. A prescindere dall’agiografia, l’atto più significativo della sua vita è il ritiro in un eremo dopo l’esperienza della guerra, con il rifiuto dei valori proprio del suo tempo e dell’etica mercantile: in questa prospettiva va interpretato il famoso gesto della spoliazione davanti al padre, quale rifiuto di un modo di vivere che non sentiva più proprio. Muore nel 1226 e iniziano subito a diffondersi delle Vite leggendarie, come ad esempio la Leggenda aurea di Iacopo da Varagine.

Il Cantico delle Creature: una nuova sensibilità

La Laudes non è solo una preghiera, ma la testimonianza tangibile della nuova sensibilità che Francesco propone: si apre infatti all’esperienza della realtà, della lode della natura e degli elementi costitutivi della vita. 

Il testo non presenta una struttura metrica regolare, ma si nota comunque la ripetizione della formula “Laudato si’, mi’ Signore, per…” che funge da ripresa ritmica e scandisce le “strofe” di cui si compone: il modello di riferimento è quello dei salmi della Bibbia

Francesco, dopo la lode introduttiva a Dio, passa in rassegna gli elementi del creato. Qui si colloca uno dei punti di più difficile interpretazione: infatti ringrazia Dio “per” il creato, e non è chiaro se la preposizione si debba intendere come complemento di causa (“ti ringrazio perché ci hai dato il creato”) o come complemento di mezzo, alla latina (“ti ringrazio attraverso il creato”). 

Il Sole “porta significazione” dell’Altissimo: interessante notare la precoce testimonianza di quella che sarà l’allegoria del sole con il divino, largamente presente in Dante. Ai primi elementi positivi (Sole, Vento, Acqua, Terra) seguono le persone sofferenti e la Morte; anche qui si sono spese numerose interpretazioni critiche, poiché alcuni preferiscono vedere un tema compatto rappresentato dalla sofferenza e dalla tribolazione, confortato però dalla speranza nella vita ultraterrena; altri invece preferiscono scorgervi un’ispirazione al contemptus mundi, cioè alla critica e il disprezzo della realtà terrena in favore della sola vita nell’aldilà, che per i medievali è l’unica che abbia veramente valore. 

In tale prospettiva, la Laudes di Francesco non è un gioioso richiamo agli elementi naturali, ma un memento ad osservare come la realtà debba essere obbediente a Dio e a lui legata.



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