Come leggere bene il latino: riconoscere la quantità delle sillabe e mettere l’accento



Come leggere bene in latino? Ecco tutte le regole per riconoscere la quantità e mettere l'accento


come leggere in latino
Oggi vedremo come leggere bene in latino, soffermandoci in modo particolare sui concetti di quantità e accento. Una buona lettura dei testi è infatti un ottimo biglietto da visita all'interrogazione o all'esame di letteratura latina: ci sono professori che non esitano ad abbassare il voto davanti al più piccolo errore. Non lo dico per spaventarvi, si tratta di pura esperienza personale.

Ma entriamo nel vivo della questione: è ovvio che leggere bene in latino non si impara dall'oggi al domani. Occorre molta pratica per risultare un ottimo lettore agli occhi – anzi, alle orecchie – del docente, oltre alla memorizzazione di qualche semplice regola.

Vocali brevi e vocali lunghe in latino

Sappiate innanzitutto che il latino, contrariamente alla lingua italiana, distingueva la durata di pronuncia o quantità delle vocali; una vocale infatti poteva essere pronunciata con un tempo più breve (simbolo ˘ ) o più lungo (simbolo ˉ ).

Per convenzione, una vocale lunga ( ˉ ) è considerata di durata doppia rispetto ad una vocale breve ( ˘ ). Spesso la distinzione di quantità in parole apparentemente uguali ha valore semantico: in parole povere, il significato risulta diverso. Qualche esempio? LĪBER significa libero, LĬBER   invece libro. E ancora: PŌPULUS significa pioppo, PŎPULUS invece popolo. Attenti soprattutto con i verbi: VĒNIT significa venne, VĔNIT viene.

Di conseguenza, la quantità della vocale determina la quantità della sillaba. Ai fini della poesia è molto importante ricordarlo. Pertanto:

1. Una sillaba è breve, se contiene una vocale breve;
2. Una sillaba è lunga, se contiene una vocale lunga o un dittongo.

Regole per conoscere la quantità delle sillabe in latino

In questo troverete un alleato fondamentale nel dizionario, quindi cercate di valorizzare quanto più potete questa risorsa spesso sottovalutata. Ci sono naturalmente altre regole da tenere a mente per riconoscere la quantità delle sillabe nei vocaboli. Vediamo le più importanti:

1. Una vocale seguita da altra vocale è per lo più breve: es. MARĬUS.

2. Un gruppo di due consonanti (di cui la seconda non sia una liquida, ovvero l o r) rende la vocale precedente lunga: es LIBĒRTAS 'libertà' (vedi invece LIBĔRI), LĬBRI

Le regole dell'accentazione latina: così impari a leggere bene

Veniamo ora all'accento. Ecco quali sono le regole dell'accentazione:

- L'accento non può mai cadere sull'ultima sillaba. In latino insomma non esistono parole tronche, o per dirla con un termine caro alla linguistica (e alla grammatica greca) parole ossitone. Questa è la legge della baritonèsi.

- L'accento non può mai cadere oltre la terzultima sillaba, per la legge del trisillabismo. In latino, contrariamente alla lingua italiana, non esistono parole bisdrucciole, ovvero accentate sulla quartultima sillaba.

- Nelle parole di tre o più sillabe l'accento è determinato dalla quantità della penultima (legge della penultima):

1. Se la penultima sillaba è lunga, l'accento cade su di essa;
2. Se la penultima è breve, l'accento cade sulla terzultima:

PERVĒNIT (pr. PERVÈNIT = pervenne)
PERVĔNIT (pr. PÈRVENIT = perviene)
PRAECIPĬTANT (pr. PRECÍPITANT = precipitano).

- Esistono inoltre in latino particelle

proclitiche ed enclitiche, prive di accento. Le proclitiche, come le preposizioni, si appoggiano al sostantivo che segue: AD PÚGNAM. Le enclitiche (come le congiunzioni -que = e, -ve =o; le particelle interrogative -ne, -nam; i rafforzativi  -ce, -dem, -met, -te) non solo si appoggiano alla parola precedente, ma si uniscono graficamente; in tal caso l'accento della parola risultante cade sempre – stando alla testimonianza di grammatici antichi – sulla penultima sillaba: ARMÀQUE (da ARMĂ+QUE), DICİSNE (da DICĬS+NE). Se tuttavia l'enclitica si è fusa strettamente con la parola precedente, così da costruire una nuova parola, tornano valide le leggi generali dell'accento: es. ÉĂDEM.

 - Risultano apparentemente tronche quelle parole che hanno perduto l'ultima sillaba in seguito ad apocope o troncamento e mantengono l'accento su quella che era la penultima sillaba lunga, prima che avesse luogo il fenomeno: ILLÌC (da ILLĪCE); ILLÙC (da ILLŪCE); ARPINÀS (da ARPINĀTIS).

 - Infine, le parole straniere conservavano talvolta l'accento originario; talvolta, specie in epoca repubblicana, si adeguavano alle norme dell'accento latino.

Adesso avete un ventaglio di consigli su come leggere bene in latino. Mi raccomando, fate molta pratica e imparate ad usare il dizionario!


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LINKUAGGIO?: Come leggere bene il latino: riconoscere la quantità delle sillabe e mettere l’accento
Come leggere bene il latino: riconoscere la quantità delle sillabe e mettere l’accento
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