De bello Gallico 7 4 "Vercingetorige", analisi e traduzione della versione (Simili ratione ibi Vercingetorix Celtilli filius...)



Vi presentiamo oggi analisi e traduzione della versione "Vercingetorige" tratta da De bello Gallico 7 4. In questo passo della sua opera Giulio Cesare si sofferma sul temibile capo degli Arverni con riverenza e prudenza. Lo stile è come sempre essenziale e asciutto. Buona lettura e traduzione!


libro con testo latino
Oggi vi proponiamo una versione tratta da De bello Gallico 7, 4 intitolata Vercingetorige, di cui faremo analisi e traduzione (per agevolarvi nella ricerca, l'incipit della versione è il seguente: Simili ratione ibi Vercingetorix Celtilli filius...). Nel capitolo che vi presentiamo Cesare si concentra sul personaggio di Vercingetorige, il temibile capo degli Arverni, i quali sotto la guida di quest'ultimo tentano di insorgere contro l'esercito romano, ispirati dalla ribellione dei Carnuti: uno dei tanti avvincenti momenti della storia di Roma di cui abbiamo testimonianza anche grazie al noto condottiero.

Cesare mostra contemporaneamente riverenza e prudenza nei confronti del capo gallico; ciò si evince facilmente anche dalla semplice descrizione del personaggio, che il generale latino ci offre in questo capitolo della sua opera. Lo stile di Cesare è, come sempre, essenziale ed asciutto. Egli, anche nella descrizione dell'acerrimo nemico, si mantiene imparziale e solenne.

Durante la lettura della traduzione, tali caratteristiche della prosa cesariana vi balzeranno subito all'occhio. In ogni caso, per ogni tipo di difficoltà, potrete far affidamento sull'analisi proposta, una vera e propria guida alla traduzione e alla comprensione del testo.

Prima di procedere ad analisi e traduzione del testo della versione Vercingetorige vorremmo consigliarvi però di dare un'occhiata a questo riassunto breve sul De bello Gallico perché sapete bene che la traduzione non può essere fine soltanto a sé stessa e che va inquadrata nella più importante ottica di ricostruzione dell'opera e del suo profondo significato.

Testo in latino di De bello Gallico 7, 4 Vercingetorige

Simili ratione [1] ibi Vercingetorix Celtilli filius, Arvernus summae potentiae [2] adulescens, cuius pater principatum totius Galliae obtinuerat et ob eam causam [3], quod [4] regnum adpetebat, a civitate erat interfectus, convocatis suis clientibus [5] facile incendit. Cognito eius consilio ad arma concurritur [6]. Prohibetur a Gobannitione patruo suo reliquisque principibus [7], qui hanc temptandam [8] fortunam non existimabant, expellitur ex oppido [9] Gergovia. Non desistit tamen atque in agris habet dilectum egentium ac perditorum. Hac coacta manu, quoscumque adit [10] ex civitate, ad suam sententiam perducit; hortatur ut [11] communis libertatis causa [12] arma capiant, magnisque coactis copiis adversarios suos, a quibus paulo ante erat eiectus, expellit ex civitate. Rex [13] ab suis appellatur. Dimittit quoque versus legationes; obtestatur ut [14] in fide maneant. Celeriter sibi Senones, Parisios, Pictones, Cadurcos, Turonos, Aulercos, Lemovices, Andes reliquosque omnes, qui Oceanum attingunt, adiungit; omnium consensu ad eum defertur imperium. Qua oblata potestate omnibus his civitatibus obsides [15] imperat, certum numerum militum ad se celeriter adduci iubet, armorum quantum [16] quaeque civitas domi [17] quodque ante tempus efficiat constituit; in primis equitatui studet. Summae diligentiae summam imperii severitatem addit; magnitudine supplicii dubitantes  [18] cogit. Nam maiore commisso delicto igni atque omnibus tormentis necat, leviore de causa auribus desectis aut singulis effossis oculis domum remittit, ut sint reliquis documento et magnitudine poenae perterreant alios.

Analisi di De Bello Gallico, 7 4: commento alla traduzione delle forme più difficili

Ai fini di una corretta lettura dell'analisi e della traduzione di De Bello Gallico, 7 4 considerate che le note evidenziate in arancio si riferiscono a singoli termini o costruzioni sintattiche; le note evidenziate in rosso invece si riferiscono a particolarità che interessano più termini del periodo, anche se distanti tra loro.
  1. Simili ratione: espressione alquanto malleabile. Questo ablativo può essere reso in vari modi, in base al contesto e alla sensibilità del traduttore; in questo caso si è deciso di renderlo con un complemento di modo
  2. summae potentiae: il genitivo corrisponde ad un genitivo di stima, molto simile ad un complemento di limitazione
  3. ob eam causam: tale costruzione rappresenta una delle opzioni di resa del complemento di causa (ob + accusativo). 
  4. quod: attenzione a questo quod. Precedendo regnum, nella traduzione si potrebbe pensare che i due termini siano collegati (e che quod sia ad esempio un relativo neutro). In realtà, si tratta di una causale.
  5. convocatis suis clientibus: ablativo assoluto composto da tre termini. Il terzo termine, aggiunto a quello verbale e a quello nominale, è un aggettivo (suis); essendo riferito al sostantivo dell'ablativo assoluto (clientibus) viene ovviamente declinato in ablativo. 
  6. concurritur: il verbo CONCURRO viene qui presentato nella forma impersonale (terza pers. passivo-riflessiva). 
  7. a Gobannitione patruo suo... reliquis principibus: entrambi gli agglomerati in ablativo determinano, anticipati dalla congiunzione a/ab, un complemento d'agente. 
  8. temptandam: gerundivo del verbo TEMPTO, prima coniugazione, aggettivo verbale riferito a FORTUNAM. 
  9. ex oppido: complemento di moto da luogo/ allontanamento (ex + ablativo). 
  10. adit: verbo particolare, composto di IRE (Paradigma: ADEO, -IS, -IVI, -ITUM, -IRE). 
  11. ut: introduce una proposizione finale; compare anche nell'ultimo rigo. I verbi retti da ut finale sono coniugati al congiuntivo. 
  12. communis libertatis causa: costrutto del genitivo + causa/gratia, tipico in Cesare; esprime il complemento di fine. 
  13. Rex: complemento predicativo del soggetto, in questo caso sottinteso, ma la cui presenza è facilmente intuibile (data la brevità della frase e la persona del verbo). 
  14. obtestatur ut: verbo deponente, spesso accompaganto dall'ut finale con significato di supplicare per, chiedere supplicando affinché.
  15. obsides: sostantivo di terza declinazione (obses, -sidis). Sostantivi del genere potrebbero essere difficili da ricercare sul dizionario; consulta il nostro articolo sulla terza declinazione latina.
  16. armorum quantum: il pronome interoogativo quantum è accompagnato dal genitivo; ogni volta che dovevano esprimere una quantità i latini utilizzavano un genitivo partitivo. 
  17. domi: esempio di arcaismo. In questo caso, parliamo dell'antico caso locativo, rimasto cristallizzato in alcune forme arcaiche come domi, ruri, etc. che indicano stato in luogo. 
  18. dubitantes: esempio di participio sostantivato. Si può tradurre in forma esplicita ("coloro che dubitano") o implicita ("i dubitanti"). In questo caso, la forma esplicita appare più adatta. 

Traduzione di De bello Gallico 7, 4 Vercingetorige

Allo stesso modo Vercingetòrige, figlio di Celtillo, giovane Arverno di altissimo prestigio, il cui padre aveva ottenuto il comando dell'intera Gallia e, per questo motivo, poiché desiderava il dominio, era stato giustiziato dal popolo, convocati i suoi alleati, infiamma i loro animi con facilità (letteralm. "(li) incendia facilmente"). Una volta chiarito il suo piano, si ricorre alle armi. (Vercingetorige) viene ostacolato da Gobannizione, suo zio, e dagli altri capi, che non ritenevano opportuno tentare tale sorte (letteralm. "non ritenevano tale sorte (fosse) da tentare"), e viene esiliato da(lla città di) Gergovia. Ciononostante (Vercingetorige) non ci rinuncia e, nelle campagne, recluta uomini (habet dilectum), tra i poveracci e i delinquenti. E così, reclutato tale manipolo, induce tutti coloro che lasciano la città (letteralm."vanno via dalla città") a pensarla come lui (letteralm. "ad suam sententiam perducit" li porta verso il proprio pensiero). (Li) convince a prendere le armi in nome della libertà comune, e, una volta radunate le numerose truppe, caccia via dalla (sua) città i propri avversari, dai quali poco prima (lui stesso) era stato esiliato. Viene proclamato sovrano dai suoi.  Manda anche ambascerie in ogni dove; chiede umilmente che (tutti) gli restino fedeli (letteralm. "restino in fede").  Presto si uniscono a lui Senoni, Parisi, Pittoni, Caderci, Turoni, Aulirci, Lemovici, Andi e tutti gli altri (popoli) che vivono presso l'Oceano; con il consenso di tutti, gli viene affidato il comando. Conferitogli questo potere, ordina a tutti questi (suoi) concittadini (di fare) prigionieri, ordina che venga mandato presso sé un certo numero di soldati, decide quante armi ogni città (deve) raccoglie(re) tra le proprie mura (domi), e quanto tempo prima (farlo); in primis, si dedica alla cavalleria. Alla massima scrupolosità unisce la rigorosità del comando; costringe coloro che tentennano con punizioni severe (letteralm. "l'intensità della punizione"). Infatti, per (l'aver) commesso un delitto più grave, punisce a morte con il fuoco e tutti i mezzi (possibili), riguardo a un più leggero (crimine), li rispedisce a casa  con le orecchie tagliate via o gli occhi cavati, perché facciano da esempio per gli altri e li terrorizzino con la brutalità (letteralm. "grandezza") della punizione. 


Ecco dunque la traduzione e l'analisi della versione Vercingetorige di De bello Gallico 7, 4. Lo stile di Cesare è scorrevole e la sua sintassi non troppo elaborata; essendo di genere memorialistico-militare, la narrazione è concisa e molte azioni sono condensate in ablativi assoluti e altri costrutti che conferiscono al testo brevità e chiarezza. 

Questa sezione dedicata al De bello Gallico di Cesare vi propone molti altri passi dell'opera del condottiero. Ovviamente per ulteriori problemi e chiarimenti in merito alla versione Vercingetorige contattateci su Facebook o tramite la sezione Contatti: cercheremo di aiutarvi tempestivamente!

Foto tratta da Pixabay.com


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De bello Gallico 7 4 "Vercingetorige", analisi e traduzione della versione (Simili ratione ibi Vercingetorix Celtilli filius...)
Vi presentiamo oggi analisi e traduzione della versione "Vercingetorige" tratta da De bello Gallico 7 4. In questo passo della sua opera Giulio Cesare si sofferma sul temibile capo degli Arverni con riverenza e prudenza. Lo stile è come sempre essenziale e asciutto. Buona lettura e traduzione!
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