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Si scrive “ce n’è” o “ce ne”? “C’è” o “ce”? Un trucco per non sbagliare mai [ESERCIZI]

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verbo-essere-ce-ne-ce
Si scrive "ce n’è" o "ce ne"? La risposta non è semplice, visto che, essendo entrambe le forme corrette, queste vanno utilizzati in contesti particolari e, soprattutto, differenti; anche perché - e questo lo avrete sicuramente notato - nel primo caso, come "c’è", per giunta, la e accentata corrisponde alla terza persona singolare del presente indicativo del verbo "essere"; nel secondo, invece, non c'è alcuna traccia di verbi, essendo "ce" e "ne" delle particelle pronominali. Vediamo quando e perché utilizzare l'apostrofo, partendo dal presupposto che non potrete mai apostrofare sia"ce" sia "ne".

Partiamo da questo breve periodo:

(A) Non c’è più tempo, eppure ce n’è stato concesso parecchio

Nel primo caso, "c'è" è indiscutibilmente verbo"essere", in quanto sta per "esserci". La e, quindi, va accentata obbligatoriamente. In tutti i casi in cui non si tratta di un verbo, bensì di una particella pronominale (ce = a noi) e va unita a c, e non va assolutamente accentata. Osservate questo periodo:

(B) Vi ha dato del tempo? No, non ce lo ha dato

Qui, a differenza della (A) "ce" non sta per "ci è" ("esserci"), ma per "a noi": ecco perché va scritto diversamente.

Dovete fare lo stesso ragionamento per le forme "ce ne" e "ce n’è". Nel primo caso, ce ne rappresenta una combinazione di particelle pronominali: "ce" ("a noi") "ne" ("di quello"). Ecco alcuni esempi:

(C) Ce ne ha dato parecchio (Ha dato di quello a noi parecchio)
(D) Se non ce ne dici quattro, non lo impareremo mai: siamo fatti così! (Se non ne dici quattro a noi)
(E) Ce ne siamo dimenticati (Ci siamo dimenticati di ciò)

Prendete in considerazione, per avere tutto ancora più chiaro, l’esempio (E): c’è la forma flessa "siamo" dopo "ce ne", che è la prima persona plurale del presente indicativo del verbo "essere". Essendo già coniugato in questo modo, non va coniugato ulteriormente con altri costrutti: sarebbe stato sbagliatissimo scrivere *ce n’è siamo dimenticati o, peggio ancora, *c’è ne siamo dimenticati, visto che ci troviamo dinanzi alla terza persona singolare dell'indicativo, ma della prima plurale ("siamo", per l'appunto).

Vediamo, ora, il caso in cui "ce n’è" va scritto così, con il "n’è" che sta per "ne è", vale a dire "di questo è": in queste frasi, il verbo "essere" è coniugato sempre alla terza persona ("è"). Ecco deglie esempi:

(F) Ce n’è voluto (in questo caso il verbo è fa parte del Passato Prossimo è voluto)
(G) Ce n’è parecchio per domani (Di questo c’è parecchio)


I vostri dubbi dovrebbero essere svaniti (fermo restando che un po' di esercizi non fanno mai male in queste occasioni). Prima di concludere, però, vale la pena soffermarsi sul modo per distinguere il verbo "essere" dalla e congiunzione. Quando avete dubbi, provate a sostituire alla e l’infinito "essere": se la frase ha senso, anche se suona male, vuol dire che proprio lì dovrete inserire il verbo coniugato. Ritorniamo al caso (G), prendendo in considerazione tutte le ipotesi:

(G1) C(essere) ne parecchio per domani – scorretta
(G2) Ce n(essere) parecchio per domani – corretta

Come scritto prima, quindi, la forma corretta è la seconda.