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La storia del presepe, da quello di San Francesco alle statue napoletane


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Fu San Francesco d’Assisi a Greccio, nel 1223, a realizzare il primo presepe in assoluto, senza statuine o decorazioni varie, ma con persone vere che si calarono nei panni di tutti quei personaggi che assistettero alla nascita di Gesù. Solo successivamente, dopo alcuni secoli, vennero usate le statue, e il presepio da vivente divenne 'statico'. 

Già nel Medioevo, in realtà, la natività veniva rappresentata durante le varie liturgie, che però non avevano niente a che vedere con il presepe del Santo, trattandosi di raffigurazioni semplicemente dipinte. 

Il presepe scolpito, invece, non tardò molto ad arrivare: intorno all’anno 1290, Arnolfo di Cambio si mise all’opera per costruirlo, rifacendosi, ovviamente, a quello vivente. Successivamente, nel 400, cominciarono a diffondersi, tra le famiglie altolocate e le chiese, le prime statuine di Luca e Andrea Della Robbia, creazioni che sopravvissero per più di seicento anni, giungendo fino ai nostri giorni: quale famiglia cristiana, e soprattutto italiana, non ha mai realizzato un presepe modesto con piccole statue, prati e cieli di cartapesta? Sempre nel XV secolo, Botticelli, seguendo la ‘moda dei presepi’, realizzò un quadro intitolato Adorazione dei Magi.

Ma fu nel 700 che il presepio diventò vero simbolo del Natale. I napoletani ne crearono tantissimi e di tutti i tipi, in preda a una vera e propria ‘febbre del presepe’: pensate, ci fu persino una grande sfida tra le famiglie più nobili del paese per conquistare il titolo di creatori del ‘presepe più bello e sfarzoso dell’anno’! L'usanza, dopo un po’ di tempo, entrò anche nelle case delle famiglie meno abbienti, che rappresentarono l’arrivo sulla Terra del Messia in maniera semplice ma suggestiva. Oggi Napoli ha il primato nella realizzazione di presepi: ci sono quelli più classici e fedeli, altri più particolari, nei quali si possono trovare addirittura personaggi famosi.

Ogni elemento del presepio ha un valore simbolico; per esempio, il bue e l’asinello (il primo impersonifica tutti gli ebrei e l’altro tutti i pagani), il vestito celeste di Maria (la purezza e la castità) e quello marroncino di Giuseppe (segno dell’umiltà); e che dire dei tre Re Magi, che simboleggiano le tre zone del mondo conosciuto nell’anno zero, ovvero Europa, Asia e Africa?

Tutti gli altri elementi sono stati estrapolati o dal Vangelo di Luca o da quello di Matteo oppure da quelli apocrifi, come il protovangelo di Giacomo. Nei nostri giorni sono stati introdotti personaggi e ambientazioni varie che non c’entrano nulla con il presepe di un tempo, non rientrando in quel preciso contesto storico, come l’osteria o l’uomo ubriaco che trasporta alcuni fiaschi di vino (per i napoletani, rispettivamente il simbolo del Male e la rappresentazione di Satana) oppure il Dormiglione, la Meraviglia e la Curiosa, tipiche statuine bolognesi.

E voi siete rimasti fedeli alla tradizione o vi siete sbizzarriti?

Pascal Ciuffreda



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