Gradi degli aggettivi qualificativi: positivo, comparativo o superlativo? Una questione di "intensità"



I gradi degli aggettivi qualificativi sono tre: " positivo ", " comparativo "...


Gradi dell'aggettivo qualificativo
I gradi degli aggettivi qualificativi sono tre: "positivo", "comparativo" e "superlativo". Abbiamo già messo in evidenza che gli aggettivi si dividono in "determinativi" e "qualificativi" e che i secondi fanno riferimento a qualità di vario tipo dell'individuo (caratterizzate anche in senso negativo, ovviamente); queste qualità possono essere espresse o fuori da una scala d'intensità (quindi senza alcun riferimento ad essa) o al suo livello più alto, oppure nell'ambito di un paragone. Ma partiamo da alcuni esempi:
  • Ho mangiato un pollo buono
  • Il tacchino era buonissimo
  • La marmellata di fragole era più buona di quella con le albicocche
In questi tre esempi l'aggettivo "buono" compare prima al grado positivo, e cioè senza riferimento ad alcun livello di intensità: il pollo, infatti, non era né "buonissimo" né "più buono" di qualche altro piatto, ma era semplicemente "buono"; la seconda volta, al grado superlativo, perché figura al suo massimo grado di intensità (nulla è più buono di qualcosa che è "buonissimo"); la terza volta, infine, al comparativo, perché lo stesso aggettivo è servito per mettere a confronto la marmellata di fragole con quella di albicocche.

Il grado positivo non ha bisogno di molti chiarimenti; il comparativo, soltanto di alcune puntualizzazioni: il paragone può essere di minoranza o maggioranza, nel senso che avremmo parlato di confronto anche se la marmellata di fragole fosse stata "meno buona" di quella con le albicocche. Esiste anche il comparativo di uguaglianza, quando la stessa qualità è posseduta con lo stesso grado di intensità dai diversi termini di paragone (es: "Il pollo è buono come il maiale"). C'è spazio anche per una ulteriore riflessione: potremmo rendere il significato della frase "il pollo è più buono del maiale" anche con "il maiale è meno buono del pollo", cambiando, qundi, semplicemente l'ordine dei termini di paragone e l'avverbio; precisato questo, non è difficile intendere Luca Serianni, quando scrive in Italiano. Grammatica, sintassi e dubbi che "piuttosto che di tre gradi diversi di comparazione, dovremo dunque parlare di due procedimenti comparativi distinti, di cui uno, quello della non-uguaglianza, è simmetricamente strutturato nelle forme complementari di maggioranza/minoranza". In altri termini, possiamo anche portare avanti la tesi secondo la quale i gradi della comparazione sono due e non tre.

Veniamo al superlativo, che esprime il massimo livello dell'aggettivo lungo la scala dell'intensità, sia verso l'alto sia verso il basso (è superlativo, insomma, non soltanto "buonissimo" ma anche "cattivissimo"). Il superlativo va distinto in "assoluto" e "relativo", a seconda se la qualità è paragonata a quella posseduta da un gruppo o se è vista in senso assoluto. Vediamo questi due esempi:
  • Il cane che hai comprato era il più bello del canile
  • Il cane che hai comprato è bellissimo
Nel primo caso, la qualità posseduta dal cane, e cioè quella di essere "il più bello", è inserita in un contesto specifico quale il canile è; nel secondo caso, invece, tale qualità è vista in senso assoluto, ed è proprio da questo che dipende la differenza tra i due tipi di superlativo

Il superlativo può essere formato in diversi modi: aggiungendo i suffissi -issimo (che ricorre anche nei nomi, come in "campionissimo" ma non solo) -errimo ed -entissimo; gli avverbi "molto" "assai" "davvero" "tanto" "tutto" o anche locuzioni di vario tipo, come "del tutto"; attraverso la ripetizione dell'aggettivo stesso (per esempio, "è bello bello"); infine, attraverso aggettivi o locuzioni particolari (per esempio, "è innamorato cotto"). 

Le vie della grammatica, insomma, sono infinite (anche perché, fermi restanti i cardini, la lingua è un soggetto in continua evoluzione); per individuare la funzione di ogni singola parola, perciò, pensate prima di tutto a qual è la sua funzione nell'ambito del discorso, senza affidarvi troppo alla memoria.


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