Riassunto del Purgatorio di Dante Alighieri: la trama della seconda cantica della Divina Commedia



Riassunto del Purgatorio di Dante Alighieri, con particolare riferimento alla trama della seconda cantica della Divina Commedia


Purgatorio Dante Alighieri
Il seguente riassunto del Purgatorio di Dante Alighieri è incentrato soprattutto sulla trama della seconda cantica: nei primi trentaquattro canti della Divina Commedia - i versi che compongono l'Inferno - Dante ha visto la sorte delle anime dannate, di coloro che in vita hanno peccato e che per questo non possono salvarsi; se non ricordate le vicende principali dell'Inferno, questo riassunto vi servirà: quanto accade nel Purgatorio è ovviamente connesso a ciò che è stato scritto prima; quindi la rilettura della trama vi aiuterà senz'altro.

Purgatorio, canti I-VIII: Dante conosce le anime penitenti

Dopo il proemio alla nuova cantica, inizia la narrazione vera e propria. Giunto sulla spiaggia del Purgatorio, Dante è colpito dal colore del cielo e da quattro stelle "non viste mai fuor ch'a la prima gente"; compare Catone, che chiede ai due poeti ragione della loro presenza. Virgilio compie poi un rito di purificazione su Dante. Arriva l'angelo nocchiero, che porta le anime pronte alla purificazione.

Una di queste riconosce Dante e cerca di abbracciarlo: è il musico Casella, che intona Amor che ne la mente mi ragiona, ma viene bruscamente interrotto da Catone. A questo punto Virgilio spiega a Dante che le anime hanno corpi aerei, ma soffrono pene, e che si tratta di un mistero divino non comprensibile dall'uomo. La guida è anche incerta nel cammino, perché non conosce questi luoghi (allegoricamente, la ragione non è in grado da sola di penetrare il mistero della salvezza). Dante colloquia con Manfredi, figlio di Federico II, uno degli scomunicati. I due poeti incontrano poi i negligenti, mentre Virgilio continua a fornire spiegazioni sia dottrinali che scientifiche; quindi trovano i morti di morte violenta, e Dante dialoga con Iacopo del Cassero, Bonconte da Montefeltro e Pia de' Tolomei.

In generale le anime chiedono di essere ricordati, perché così i vivi potranno pregare per loro. Dante chiede allora a Virgilio una precisazione: perché nell'Eneide ha scritto che essa è inutile per i morti. Virgilio spiega allora che la preghiera di un pagano non poteva essere gradita a Dio e lo invita a chiedere ulteriori spiegazioni a Beatrice. Il successivo incontro con Sordello da Goito è occasione per un'apostrofe contro l'Italia. Sordello spiega che non si può salire di notte il monte del Purgatorio (allegoricamente, manca la luce di Dio) e invita i pellegrini in una valletta, in cui vengono additate alcune anime, tra cui Rodolfo d'Asburgo. Dante incontra anche Nino Visconti e Guido Malaspina.

Purgatorio, canti IX - XVII: sette P sulla fronte di Dante

Dante fa un sogno e, al risveglio, scopre di essere solo con Virgilio. Santa Lucia, infatti, li ha portati oltre l'antipurgatorio per facilitare il loro viaggio. Arrivati alla porta vera e propria del Purgatorio, Dante chiede umilmente di entrare. Gli vengono incise sulla fronte sette P, simbolo dei sette peccati capitali, con la punta della spada. L'angelo guardiano invita il poeta a non voltarsi indietro dopo aver attraversato la porta.

Saliti alla prima cornice, Dante e Virgilio vedono scolpiti sulla parete di roccia bellissimi altorilievi che rappresentano esempi di umiltà (l'Annunciazione, re David, Traiano). Le anime dei superbi avanzano sotto grandi massi; Dante si china per parlare con i superbi e colloquia con Omberto Aldobrandeschi e Oderisi da Gubbio. Dopo aver lasciato i superbi, i due poeti vedono sul pavimento esempi di superbia punita (Lucifero, i giganti, Saul, Aracne, Ciro, Troia): questa è la struttura tipica di ogni cornice del Purgatorio, in cui si vedono esempi del peccato punito e esempi della virtù contraria.

Un angelo fa salire i poeti alla cornice successiva e cancella la prima P dalla fronte di Dante, che si sente più leggero: Virgilio spiega che è perché gli è stata cancellata una P, e che quando tutte saranno cancellate e gli non si accorgerà di salire. La seconda cornice è più piccola della prima. Voci misteriose gridano esempi di carità. Gli invidiosi hanno manti color della pietra e gli occhi cuciti con il fil di ferro, e cantano litanie. Colloquio con Sapia senese e Guido del Duca. Odono poi grida di invidia punita. Virgilio spiega che l'uomo dovrebbe guardare il cielo, non la terra, ossia che si dovrebbe occupare dei  beni mondani.

Nella terza cornice, Virgilio spiega la differenza tra i beni materiali e quelli spirituali: quest'ultimi sono migliori se posseduti da molti. Dante, in estasi, vede esempi di mansuetudine. I due poeti entrano in un denso fumo e non vedono nulla; incontrano poi gli iracondi, tra cui Marco Lombardo. Ormai è il tramonto, i due poeti salgono alla quarta cornice ma di devono fermare. Virgilio spiega che l'ordinamento del Purgatorio è basato sull'amore. L'amore distorto di sé implica l'odio per gli altri (superbia, invidia, ira); l'amore deforme per il bene può essere fiacco (accidia) oppure eccessivo (avarizia, gola, lussuria).

Purgatorio, canti XVIII - XXVII: il Paradiso terrestre

Virgilio spiega che l'amore è un moto dell'anima verso ciò che piace; è buono in potenza, ma non è detto che lo sia in atto. Spiega inoltre il rapporto tra l'amore e il libero arbitrio: l'uomo è libero di tenerlo o di respingerlo. Avanzano delle anime correndo, sono gli accidiosi. Due spiriti gridano esempi di sollecitudine, mentre due spiriti alla fine del gruppo gridano esempi di accidia punita. L'angelo della sollecitudine cancella la quarta P.

Nella quinta cornice le anime sono stese a terra e recitano un salmo (sono gli avari, costretti a guardare il suolo); Dante colloquia con papa Adriano V e poi con Ugo Capeto, che fa delle profezie su Carlo di Valois, Carlo II d'Angiò e Filippo il Bello. Un terremoto scuote la montagna e le anime intonano il Gloria in excelsis. Appare un'anima, cui Virgilio chiede il perché del terremoto e del canto. L'anima spiega che il monte trema quando un'anima è monda del peccato e si avvia al Paradiso, e che è lui stesso quest'anima.

È Stazio, autore della Tebaide e dell'Achilleide. Afferma di essere debitore verso l'Eneide e dichiara che pur di incontrare Virgilio sarebbe disposto a stare ancora un anno in Purgatorio. Virgilio invita Dante a tacere sulla sua identità, ma Dante sorride e a questo punto Virgilio gli concede di spiegare chi è veramente. Stazio dichiara il suo affetto per il grande poeta. I tre poeti salgono alla sesta cornice; Stazio spiega di essere stato prodigo, non avaro, e che l'Eneide lo ha fatto redimere dal suo peccato. Questo perché Virgilio è il lampadoforo, ossia ha illuminato quelli che venivano dietro di lui, senza però essersi salvato.

Incontrano poi i golosi, che sono magri e vogliono mangiare da un albero che dice esempi di temperanza. Dante incontra l'amico Forese Donati. Colloquia poi con Bonagiunta da Lucca e riprende il discorso con Forese. L'angelo della temperanza cancella la penultima P, il suo volto è luminoso e Dante ne è abbagliato.

Nella settima cornice, le anime camminano in una cortina di fuoco, cantano sul Summae Deus Clementiae, gridano esempi di castità e di lussuria punita. Dante colloquia con Guido Guinizzelli, il miglior fabbro del parlare materno, ed è molto affettuoso con lui. Guinizzelli gli indica Arnaut Daniel. L'angelo della castità invita i tre poeti a passare tra le fiamme; Dante è terrorizzato e si rifiuta (il peccato di lussuria è quello che lo spaventa di più). Virgilio però gli spiega che è l'unica cosa che lo separa da Beatrice, e Dante passa il fuoco. Arriva la notte; quindi salgono al Paradiso terrestre. Virgilio saluta Dante, spiega che il suo compito è finito e lo proclama padrone di se stesso.

Purgatorio, canti XXVIII - XXXIII: l'incontro con Beatrice

Dante si inoltra nella foresta dell'Eden; i tre poeti arrivano al fiume Leté. Dante scorge Matelda, una bellissima donna che cammina cantando e cogliendo fiori e che spiega che cos'è il Leté. Improvvisamente c'è più luce e si ode una melodia; dopo un'invocazione alle Muse, giunge una processione, formata da sette candelabri (i sette doni dello Spirito Santo) che lasciano sette strisce di dieci passi (i dieci comandamenti), 24 seniori vestiti di bianco (i libri dell'Antico Testamento), 4 animali (i Vangeli), un carro trainato da un grifone (la Chiesa e Cristo) con da un lato tre e dall'altro quattro donne che ballano (le sette virtù), e infine sette personaggi (gli Atti, le Epistole e l'Apocalisse). La processione si ferma, e tutti intonano il Veni sponsa de Libano. Appare Beatrice; Dante si volta e Virgilio è sparito per sempre.

Beatrice rimprovera duramente Dante per aver osato venire fino a lì; gli angeli però esprimono fiducia e speranza a Dante, che piange. Beatrice spiega che Dante aveva ricevuto dalla natura e dalla grazia grandi disposizioni naturali; da viva lei l'ha sostenuto con il suo sguardo, ma dopo la sua morte Dante ha perduto la via. L'unico modo per salvarlo era mostrargli le perdute genti, e che dimostrasse il suo pentimento. Dante si confessa e si pente; sviene, e si risveglia immerso nel Leté. Solo a questo punto Beatrice toglie il suo velo, e Dante non sa descrivere la sua bellezza.

Nel frattempo la processione torna indietro. Il grifone lega il carro all'albero, e questo fiorisce. Un'aquila picchia contro il carro, facendolo sbandare (sono le persecuzioni contro i cristiani); quindi una volpe (l'eresia) viene messa in fuga da Beatrice; l'aquila dona le sue penne al carro (il potere temporale della Chiesa); esce dalla terra un drago, che mutila il carro (Maometto o l'Anticristo o gli Scismi o Satana); il carro si deforma in modo orribile; sul carro compaiono poi una meretrice e un gigante (la curia romana e Filippo il Bello), che infine trascinano il carro nella selva.

Beatrice sospira, e profetizza l'arrivo di un riformatore, il Cinquecento e Dieci e Cinque (D-X-V, forse dux); invita Dante a scrivere tutto ciò che ha visto, anche se gli è oscuro. Giungono infine all'Eunoè, e si preparano a salire le stelle. 


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