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Filippo Tommaso Marinetti, poesie futuriste: analisi dei testi principali e guida al Manifesto


poesie di filippo tommaso marinetti
Leggere le poesie di Filippo Tommaso Marinetti senza collocarlo nel suo preciso contesto culturale è operazione abbastanza sterile, poiché non si riesce a comprendere cosa l’autore stesse sperimentando. Marinetti è infatti non solo il fondatore, ma anche il maggiore esponente del Futurismo, movimento che esaltava la velocità, l’attivismo, la rottura degli equilibri, l’intervento in guerra. 

Al di là delle questioni tematiche, è importante innanzitutto comprendere come la forma principe dell’espressione di Marinetti sia il manifesto, che diventa con lui nei primi del Novecento un vero e proprio genere letterario. L’autore infatti espone, in un testo in prosa suddiviso per punti (di solito 11, numero per cui nutriva un’ossessione maniacale), il programma della sua espressione. Ad un Manifesto del Futurismo, uscito nel 1909, seguono una serie di manifesti tecnici, uno per ciascuna delle nuove arti che si vogliono fondare. In particolare, nel Manifesto tecnico della letteratura futurista, oltre a enunciare la volontà di distruggere la sintassi, di abolire punteggiatura, aggettivi e avverbi, Marinetti dà anche indicazioni di carattere più ampio: l’analogia infatti deve divenire la figura retorica dominante e al culto dell’io e alla psicologia si deve sostituire “l’ossessione lirica della materia”. L’immaginazione inizierà così a scorrere libera e “dopo il verso libero, ecco finalmente le parole  in libertà!”.

Per molti critici sono proprio i manifesti, con il loro valore teorico e programmatico, i testi più interessanti che il Futurismo abbia prodotto. Le realizzazioni poetiche, infatti, sono talvolta estreme e non ebbero seguito nella letteratura successiva, anche perché i futuristi organizzavano degli incontri di lettura, le serate futuriste appunto, in cui cercavano di shockare il pubblico e di suscitare forti reazioni, anche di dissenso. In ogni caso si possono prendere due esempi che rappresentino le nuove modalità della scrittura.

All'automobile da corsa, il tema dell'automobile nel Futurismo

In All’automobile da corsa è interessante notare soprattutto l’esplicitazione dei temi cari ai Futuristi: l’automobile (che inizialmente era scritta senza apostrofo, perché doveva essere considerata maschile) è il simbolo di una nuova civiltà imperniata sul culto della velocità; la sua immagine è del tutto positiva, e diventa un simbolo addirittura di conquista dello spazio circostante. Tale potenza viene testimoniata dal linguaggio dall’uso della duplicazione delle consonanti con valore onomatopeico.

"Veemente dio d'una razza d'acciaio,
Automobile ebbrrra di spazio!,
che scalpiti e frrremi d'angoscia
rodendo il morso con striduli denti...
Formidabile mostro giapponese,
dagli occhi di fucina,
nutrito di fiamma .
e d'olì minerali,
avido d'orizzonti e di prede siderali...
io scateno il tuo cuore che tonfa diabolicamente,
scateno i tuoi giganteschi pneumatici,
per la danza che tu sai danzare
via per le bianche strade di tutto il mondo!..."

Il bombardamento di Adrianopoli espressione del Manifesto

Più estremo è l’esito del paro liberismo, come ne Il bombardamento di Adrianopoli (rintracciabile anche con altri titoli e in altri forme grafiche), in cui sono davvero rispettati tutti i dettami del Manifesto. Il testo è influenza dai calligrammi, e unisce non solo l’aspetto grafico, ma anche suggerisce l’idea di una rappresentazione orale (performance), poiché il  testo non può mai essere uguale a se stesso. La poesia qui nasce da sola; non serve più l’io del poeta, ma si ha un fluire continuo di immagini e suoni, che intrecciano la dimensione interna e quella esterna:

"Ogni 5 secondi cannoni da assedio sventrrrare spazio con un accordo ZZZANG TUMB TUN ammutinamento di 500 echi per azzannarlo sminuzzarlo sparpagliarlo all’infiiiiiinito
nel centro di quel zz-zang tumb tumb spiaccicato (ampiezza 50 kmq.) balzare scoppi tagli pugni
batterie tiro rapido Violenza ferocia re-go-la-ri-tà questo basso grave scandere strani folli agitatissimi acuti della battaglia Furia affanno
orecchie                                                occhi
narici                                              aperti attenti".



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