Tema svolto sulla Shoah e sulla Giornata della Memoria, come e perché ricordare il 27 gennaio dopo l'Olocausto



Oggi vi proponiamo un tema svolto sulla Shoah e sulla Giornata della Memoria: perché commemorare le vittime dell'Olocausto e come farlo tutti i giorni. Richiami storici e riflessioni si intrecciano in un tema d'italiano che vi tornerà utile per compiti in classe ed esame di stato


foto occhi tristi in bianco e nero
Non è stato facile proporvi un tema svolto sulla Shoah e sulla Giornata della Memoria, poiché il 27 gennaio porta con sé sempre molta tristezza e ci spinge tutti, soprattutto chi conosce la storia e ha avuto modo di capire cos'è successo realmente a causa di Hitler prima e Mussolini poi, a un difficile esame di coscienza. Abbiamo cercato di fare del nostro meglio, ovviamente, ed è per questo che a tutti i temi d'italiano svolti per i compiti in classe e per l'esame di stato potete aggiungere anche questo: perché è importante ricordare il 27 gennaio e l'Olocausto? Partiamo subito dalla traccia.

Il 27 gennaio commemoriamo le vittime dell'Olocausto: bambini, donne e uomini ebrei uccisi per il sol fatto di essere diversi e, in quanto capro espiatorio di un periodo di grave crisi socio-economica, quasi cancellati dai territori del Terzo Reich di Hitler, che intanto cercava il suo 'spazio vitale'. Leggiamo libri e guardiamo film con un certo coinvolgimento, e commentiamo frasi e pensieri di storici che hanno studiato e scrittori che hanno vissuto questo terribile periodo della storia; ma la morte di Hitler e la fine delle dittature hanno davvero cancellato le colpe di cui si è macchiato l'essere umano? Il candidato, con opportuni riferimenti storici, rifletta su questo interrogativo e sull'importanza del 27 gennaio.

Come vedete, la traccia è molto generica e vi permettere di svolgere un tema sulla Shoah che sia in grado di mostrare anche le vostre conoscenze storiche, non in maniera approfondita, è chiaro, dal momento che la richiesta è un'altra e non dovete certo fare un tema storico; questo tema d'italiano sulla Giornata della Memoria e sull'Olocausto, insomma, può essere affrontato facilmente (anche se non con superficialità). Vediamo subito l'introduzione.

L'introduzione del tema sulla Shoah: storia di una profonda lacerazione

Immaginiamo di dover abbandonare la nostra casa, di dover cedere la nostra impresa dopo aver pagato tutte le tasse senza neanche un giorno di ritardo; immaginiamo di doverci nascondere a casa di qualcuno per chissà quanto tempo, di non poter più uscire, di cercare di andar via, a questo punto, ma di non poterlo fare perché, nel frattempo, lo Stato in cui volevamo iniziare una nuova vita ha messo in atto forti restrizioni all'immigrazione; immaginiamo, insomma, di perdere la nostra vita anche senza essere morti davvero e di iniziare una corsa senza fine verso chissà dove: un'improvvisa corsa alla sopravvivenza che non avremmo mai immaginato di dover fare, perché, in fondo, non abbiamo fatto del male a nessuno e l'unica nostra colpa, in realtà, è quella di essere diversi.

Tutti vorremmo cancellare la Shoah, vorremmo che quei film sul Terzo Reich e sullo sterminio sistematico degli ebrei fossero delle disgustose pellicole su una realtà da noi lontana e mai esistita nel mondo; a dire il vero, cerchiamo di non pensarci, o, se ci pensiamo anche con un certo coinvolgimento, poi siamo pronti a rispedire in Africa le migliaia di migranti che arrivano qui da noi, come se fossero merce e non gente alla ricerca di un posto al Sole: come quegli ebrei che hanno dovuto, quando hanno potuto, rinunciare alla propria identità, abbandonare la propria vita e inizire di nuovo in posti che neanche conoscevano. 

L'Olocausto ha lacerato profondamente la pelle già sporca dell'umanità, e non c'è niente che possa restituircene l'epidermide: dopo lo sterminio di ebrei, omosessuali, zingari, disabili e oppositori politici siamo tutti meno protetti e tutti più esposti al pericolo, perché il male gratuito delle gerarchie hitleriane e di tutto il sistema tedesco è stato fatto. Non possiamo neanche portare il peso del ricordo, perché noi non c'eravamo, e, se ci fossimo stati, forse non saremmo sopravvissuti a mille e atroci punti interrogativi: perché loro e non noi? Perché loro i sommersi, e non noi, che siamo ancora qui, immersi nella nostra triste mediocrità, a invocare l'avvento delle dittature? "Sono qui di passaggio - scrive Primo Levi sugli abitanti del lager - e [di loro] non rimarrà che un pugno di cenere…". Di loro, in effetti, non è rimasto nulla: sono corpi che vivono indistintamente nella memoria collettiva, che si confondono nell'aria maledetta che ancora oggi si respira nei campi di sterminio; sono corpi che non potranno mai trovare pace qui e per i quali non basterà nemmeno la più bella delle nostre preghiere.

Lo svolgimento del tema sull'Olocausto: La ginestra che sconfigge il male.

Siamo entrati nel cuore del tema svolto sulla Shoah e ora, infatti, richiameremo il 27 gennaio e l'importanza del ricordo, per quanto questo, in casi del genere, non sia sufficiente; parleremo dei campi di concentramento e citeremo di nuovo Primo Levi, rispondendo perfettamente, così, alle richieste della traccia: in questo tema sull'Olocausto e sulla Giornata della Memoria dovevano essere presenti - come avete letto - sia riferimenti storici sia riflessioni di altro tipo, e così sarà. Veniamo al dunque.


Con le segregazioni razziali, la costruzione di miserabili ghetti, le espropriazioni forzate e l'"arianizzazione" di tutte le attività commerciali prima appartenenti agli ebrei, con le leggi di Norimberga e in quell'abominevole Notte dei Cristalli si è compiuto tutto il Mein Kampf, la soluzione finale pianificata da Hitler, che, messa in pratica dalle sue gerarchie, ha completamente riscritto la storia: ci ha insegnato che l'essere umano può ciò che neanche Satana avrebbe il coraggio di compiere dinanzi a Dio e ci ha trasmesso un terribile messaggio di disillusione e paura che, a confronto, la colonizzazione delle Americhe e le guerre continue dell'Impero Romano ci sembrano pochi giri su una giostra per bambini. 

Le notti di paura che gli ebrei hanno dovuto vivere, l'aria che hanno dovuto respirare in quei treni, magari senza aver potuto neanche salutare, prima, figli e mogli, consapevoli che non sarebbero ritornati più e che non sarebbero mai più esistiti: proprio quelle notti e quell'aria hanno macchiato col sangue la storia dell'essere umano. Dall'opera di Primo Levi si apprende che la verità appartiene ai morti e che nessuno di noi potrà essere mai un vero testimone, neanche lo storico più minuzioso e lo studioso più appassionato, di quanto accadde a Dachau, Birkenau, Auschwitz e tutti gli altri campi di concentramento costruiti per i diversi e, in generale, per la gente scomoda. Tutto questo, purtroppo, è disumano ma umano al tempo stesso e il solo 27 gennaio non basta a purgarci da un peccato ormai divenuto originale, del quale possiamo soltanto prendere atto senza neanche perdere troppo tempo a interrogarci sui 'se' e sui 'ma'.

Hitler, con l'appoggio delle masse, esasperate dalla crisi economica e alla ricerca del solito capro espiatorio, con l'avallo di migliaia e migliaia si soldati di ogni ordine e grado, ha compiuto quello che nessun altro è stato in grado di fare nella storia del mondo (eppure, di stermini, quello armeno, per esempio, ce ne sono stati): Hitler non ha distrutto l'uomo; lo ha destrutturato: lo ha annientato progressivamente, lo ha indebolito a tal punto da fargli perdere la ragione, e solo dopo ha proceduto alla sua polverizzazione, nei forni o nelle camere a gas. 

Cosa possiamo fare, allora, adesso? Cosa resta dell'essere umano dopo aver scoperto che non c'è limite al fondo che può esser toccato? Hitler non era un mostro, certamente un fanatico, ma non un mostro: era un politico, un essere umano acclamato dalle folle, e apprezzato come lo stesso Mussolini, che, ancor prima di allearsi con lui, aveva cercato in tutti i modi di annientare le opposizioni. Ci sono riusciti, entrambi; ma, per fortuna, la storia la scrivono i vincitori, e i vincitori non sono loro: La ginestra di Leopardi ci insegna che l'essere umano è anche capace di grandi atti di resistenza, ed è proprio lo spirito della ginestra di alcuni che ha impedito a Hitler di trasformare il suo Terzo Reich in un esercito di automi, destrutturando tutti fino alla fine dei loro giorni.

La conclusione del tema sulla Shoah: come e perché ricordare il 27 gennaio

Non è facile - dicevamo - proporvi un tema d'italiano sulla Shoah, poiché si ripercorrono momenti orribili e ci si imbatte in immagini inguardabili; ma purtroppo, per scrivere e per riflettere, serve conoscere. Avremmo potuto scrivere di più, ma il nostro obiettivo non era fare un trattato, bensì fornirvi un punto di vista, un modo di leggere quello che è stato: uno fra tanti, certamente, ma speriamo condivisibile. Veniamo, ora, alla conclusione.

Noi non potremo mai redimerci, perché come esseri umani abbiamo toccato il fondo, ma possiamo cercare di combattere e resistere alla tentazione di sfogare i nostri istinti su fantomatici capri espiatori che magari hanno solo il difetto di essere una minoranza; noi possiamo praticare gli insegnamenti del 27 gennaio tutti i giorni, accogliendo chi è diverso, difendendo chi subisce un'ingiustizia e opponendoci con tutte le nostre forze al male che imperversa nel mondo. Anche questo significa praticare il 27 gennaio: non serve a niente vedere film e scrivere frasi su Facebook, se poi, in fondo, pur non avendo ucciso nessuno, non abbiamo fatto il possibile per impedire alla disumanità di prendere il sopravvento.  


Avete a disposizione un tema sulla Shoah adatto a molte tracce: potete lasciarvi ispirare, o usarlo solo in parte; la speranza, a prescindere da tutto, è che vi sia tornato utile. In bocca al luto!

La foto è tratta da Pixabay.com


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