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Congiunzioni coordinanti e subordinanti in italiano: elenco e chiarimenti

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Congiunzioni coordinanti o subordinanti grammatica italiana
Congiunzioni subordinanti e coordinanti sono abbastanza semplici da ricordare: siamo esposti a questo tipo di parole (definite "grammaticali") sin dalla nascita e, a differenza dei parlanti non nativi, riesce facile utilizzarle nel modo giusto. La grammatica italiana, però, presenta i suoi "sentieri impervi" e considerare le congiunzioni un argomento semplice da comprendere a fondo non è corretto.

Partiamo dalle seguenti frasi:

(A) Studierò dopo cena
(B) Studierò dopo aver cenato
(C) Studierò dopo.

La parola "dopo" può assumere la funzione di preposizione, come nel caso (A); di congiunzione, come nel caso (B); di avverbio, come nel caso (C): ci siamo già soffermati sulla differenza con esercizi ed esempi, ma qui abbiamo voluto richiamarla, proprio per mettere in evidenza che anche gli argomenti più semplici, in un contesto più complesso, possono presentare diverse difficoltà.

Ma veniamo al dunque. Cos'è la congiunzione? Parte invariabile del discorso, collega due o più parole in una frase, oppure più frasi nell’arco di un periodo. Ecco alcuni esempi:

(A) Ho mangiato questo e quello
(B) Ho mangiato questo e quello, ma ho ancora fame

Anche a una prima lettura, noterete che non esiste solo la congiunzione "e": c'è anche "ma", che non può essere utilizzata assieme a "però" (anche se la condanna del “ma però" è eccessiva); e che dire di "tuttavia", "dunque", "quindi", "perciò", "infatti" etc? Sono tutte congiunzioni.

Questa parte del discorso può essere divisa in due sottoinsiemi, quello delle "coordinanti" e quello delle "subordinanti": le prime introducono una proposizione coordinata; le seconde, invece, una subordinata (sulla cui differenza ci siamo soffermati abbondantemente in un approfondimento sull'analisi del periodo).

Vediamo la classificazione delle coordinanti:

- Copulative (negative o positive): aggiungono un'informazione di carattere negativo o positivo ("e", "anche", "né", "neanche");
- Disgiuntive: introducono un'alternativa ("o", "oppure", "ovvero", "altrimenti");
- Avversative: introducono un'opposizione ("ma", "tuttavia", "bensì", "invece");
- Conclusive: introducono una conclusione ("dunque", "perciò", "quindi");
- Esplicative: spiegano quanto detto in precedenza ("infatti", "difatti", "cioè", "ossia");
- Correlative: si usano in coppia, per far corrispondere due elementi ("e... e" "o... o" "né... né" "non solo... ma anche".

Le subordinanti, invece, sono distinte in:

- Causali: "perché", poiché", "giacché";
- Finali: "affinché", "perché";
- Consecutive: "cosicché";
- Temporali: "quando", "finché", "dopo";
- Concessive: "nonostante", "sebbene";
- Dichiarative: "che", "come";
- Condizionali: "se" "qualora";
- Modali: "come";
- Avversative: "mentre";
- Eccettuative: "fuorché";
- Interrogative dirette: "come", "quando", "dove", "perché";
- Comparative: "come";
- Relative: "che" "cui".

La trattazione delle subordinanti (e relative proposizioni subordinate) in una sola riga sarebbe stato inutile: ecco perché, per qualsiasi dubbio, vi consigliamo di consultare i singoli approfondimenti sull'analisi del periodo; considerate, infine, che le parole proposte per ciascun gruppo non esauriscono tutte le congiunzioni ad esso appartenenti.