Proposizione interrogativa diretta e indiretta in italiano: classificazione e guida alle questioni principali



Guida alla proposizione interrogativa diretta e indiretta in italiano: quali caratteristiche e quali differenze?


punto interrogativo tra le maniLa proposizione interrogativa può essere diretta o indiretta, a seconda che sia presente o meno il punto interrogativo; il presupposto, però, è sempre lo stesso: entrambe le tipologie di interrogativa consistono in quesiti di varia natura.

Partiamo da questi esempi, prima di addentraci nell'argomento:
  1. Chi parla?
  2. Mi chiedo con chi sta parlando al momento
  3. Vuoi il gelato?
  4. Gli ho chiesto se volesse il gelato
In tutti e quattro gli esempi l'interrogativo è ben evidente: solo che è espresso in maniera diretta nella prima e nella terza frase, che sono proposizioni semplici; in maniera indiretta, nel secondo e nel quarto breve periodo, dove la subordinata interrogativa è retta dalla principale (rispettivamente "mi chiedo" e "gli ho chiesto").

Interrogative totali o connessionali

Chiarita questa fondamentale differenza - che consiste nella presenza o meno della principale (e del punto interrogativo) -, cerchiamo di analizzare meglio i quattro casi; notiamo che il terzo esempio consiste in una domanda alla quale si può rispondere con "sì" o "no": questa tipologia di frase è definita "interrogativa totale o "connessionale" ed è descritta dal linguista Luca Serianni così:

"A seconda del rapporto che si stabilisce tra le varie componenti della frase le interrogative si distinguono in: a) totali (o connessionali), quando la domanda verte sul legame tra soggetto e predicato: 'Hai visto Anna?' (=l'hai vista o non l'hai vista?) [...]. A queste interrogazioni si risponde 'sì' o 'no' (in inglese si parla appunto di yes or no questions)".

A questo tipo di domanda può essere ricondotto anche il quarto esempio, che altro non è che la subordinata costruita sulla base dell'interrogativa diretta già analizzata.

Interrogative parziali o nucleari

Il secondo e il terzo caso, invece, sono assimilabili alla tipologia di interrogative dirette/indirette parziali o nucleari, che sempre Luca Serianni descrive così in Italiano.Grammatica, sintassi e dubbi:

"b) Parziali (o nucleari), quando il legame soggetto-predicato non è messo in discussione, ma si sollecita un'informazione particolare su un altro elemento della frase".

La differenza tra i due tipi di interrogativa, comunque, è evidente: le parziali sono introdotte da pronomi e aggettivi interrogativi; le totali, no.

Le interrogative alternative

Vanno segnalate, infine, le interrogative dirette o indirette alternative, le quali prospettano due possibilità di scelta e sono costruite, quindi, con le congiunzioni coordinanti disgiuntive; vediamo qualche esempio per rendere più chiaro il concetto:
  • Vuoi il gelato o la brioche?
  • Gli ho chiesto se volesse il gelato o la brioche.
  • Quest'inverno sarai in montagna o a casa?
  • Mi chiedo se quest'inverno sarà in montagna o a casa.

Interrogative dirette reali, retoriche, diffratte e fatiche

Prima di passare all'analisi delle interrogative indirette, vale la pena soffermarsi su altri quattro tipi di frase interrogativa diretta:
  1. Interrogativa reale, che si pone quando si vuole sapere qualcosa su ciò che non si sa ("Che ore sono?", "Quanti anni hai?", "Perché se n'è andato di colpo?");
  2. Interrogativa retorica, che si pone non per avere un'informazione (di cui già si è in possesso), ma per avere un dissenso o un diniego (es. "Mamma, è vero che mi vuoi bene?", "Non hai fatto tu questo compito, giusto?");
  3. Interrogativa diffratta, che Luca Serianni spiega così: "Con questo attributo, preso a prestito dall'ottica [...], intendiamo qualificare quelle interrogative totali che, come il raggio luminoso in determinate condizioni fisiche, 'deviano' il loro corso e dissimulano il contenuto reale della richiesta per ragioni di cortesia. Dicendo 'mi passi il sale?' [...] poniamo fomalmente una domanda che nel primo caso equivale a un ordine ('passami il sale!')";
  4. Interrogativa fàtica, tipica delle aperture di dialogo (es. "Come va?", "Anche tu qui?").

Interrogative indirette, uso dei verbi e considerazioni finali

Venendo alle interrogative indirette, e ricordandovi che sono rette da una proposizione principale e non sono contrassegnate dalla presenza del punto interrogativo a fine frase, vanno fatte alcune considerazioni:
  • L'interrogativa indiretta può anche essere introdotta da un nome, come in "lo assalì la preoccupazione se avesse chiuso o meno il portone", o da un aggettivo, come in "insicuro se adottare o meno quella strategia, ci dormì su"; in ogni caso, si tratta - precisa Luca Serianni - di un "elemento reggente [che] indica un'operazione dell'intelletto";
  • Molto spesso l'interrogativa può essere sostituita dal solo elemento introduttore, come in "piangeva senza fermarsi, ma non sapeva perché [piangeva]" oppure in "aveva perso qualcosa ma non sapeva dove [avesse perso qualcosa]";
  • Si è soliti utilizzare il congiuntivo non tanto per mettere in evidenza maggiore incertezza (rispetto al messaggio che passerebbe se si utilizzasse l'indicativo, che è tipicamente il modo della certezza e della realtà), quanto per rendere più formale ciò che si scrive o ciò che si dice; è possibile, ovviamente, anche l'uso del condizionale, ma dipende dal contesto. Serianni ne parla così:
    "Il condizionale si può trovare quando l'interrogativa coincida con l'apodosi o un periodo ipotetico ('Mi piacerebbe sapere come sarebbbe questa casa, se invece l'avesse messa su per sé' Pirandello, L'amica delle mogli, VI 132). [...] Il condizionale passato [...] contrassegna un'azione posteriore rispetto a un tempo storico della reggente [...]: 'Una volta restò dal remare per [...] vedere come la povera donna se la sarebbe cavata da un passo difficile, cosa avrebbe fatto di una certa carta pericolosa a giuocare pericolosa e tenere' (Fogazzaro, Piccolo mondo antico, 12)
Classificazioni e puntualizzazioni a parte, avete tutti gli elementi per svolgere una corretta analisi del periodo.


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