Chi è Guittone d'Arezzo? Vita e opere del poeta fiorentino



La vita e le opere di Guittone d'Arezzo: chi è il poeta fiorentino di cui parla anche Dante Alighieri? Riassunto dettagliato per preparare compiti e interrogazioni


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Parliamo oggi della vita e delle opere di Guittone d'Arezzo, poeta fiorentino e religioso appartenente all'ordine dei Frati gaudenti, nonché personaggio di spicco della letteratura del XIII secolo. Questi dati vi permetteranno di prepararvi al meglio per le interrogazioni e per i compiti in classe, visto che, anche parlando di altri poeti, in genere, si cita sempre Guittone (proprio in questa forma, senza citare tutto il resto). Ma veniamo al dunque: nato ad Arezzo da padre camerlengo, Guittone si è in fretta distinto per una spiccata sensibilità letteraria (la vocazione religiosa, come vedremo, arrivò tardiva). Quella parte di vita non direttamente deducibile dalla sua opera si può riassumere in pochi dati che, se non esclusivamente anagrafici, definiremmo senza remora generici. Sappiamo per esempio che ebbe una moglie e tre figlioletti, che ideologicamente si mostrò vicino alla fazione dei Guelfi e che alcune incaute simpatie politiche gli costarono un temporaneo esilio dalla città natale dal 1256. 

Il risvolto che segnò più di tutti la sua esistenza, nonché la sua produzione poetica, fu certamente la conversione che ebbe attorno al 1265: disilluso per i rivolgimenti di una vita politica oramai corrotta fino al midollo e affranto per via degli insanabili conflitti che dilaniavano la cittadinanza aretina, trovò unico conforto nella fede; e sospinto dal desiderio di salvaguardare tale rinnovata vena spirituale si convinse che solo uno stravolgimento radicale nel suo stato civile gli avrebbe permesso di dedicare la piena massima attenzione al messaggio salvifico di Cristo ed escludere così tanta parte di quelle caduche distrazioni con cui un mondo volto alla rovina, tentatore e patrigno, è solito solleticare le orecchie de mortali. Con tale proposito in cuore abbandonò moglie e figli, prese i voti, e aderì alla vita cenobitica dei Frati gaudenti, sebbene l'ordine non imponesse né il celibato né la vita di comunità.

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Bisogna chiarire - onde evitare equivoci o indebite semplificazioni - che i suoi interessi per gli affari secolari non svanirono di punto in bianco, ma piuttosto mutarono prospettiva, abbandonando gli affanni di un'insulsa faziosità politica in cambio di una più pacata e fiduciosa filantropia. Infatti scopo dell'Ordine della Beata Gloriosa Vergine Maria era far fronte a quel  tumulto cittadino che, originato a monte da un'acerrima conflittualità tra Impero e Chiesa, si stava propagando apparentemente inarrestabile in tutti i comuni della Penisola Italiana. Come? Promuovendo l'istituzione di stati regionali, sotto la guida delle città più floride, che dall'alto della loro posizione super partes sovrintendessero alla facinorosità particolaristica dei comuni assoggettati (nel caso specifico della Toscana, si auspicava l'egida di Firenze, niente affatto immune al clima belligerante).  

Come già annunciato, tale sconvolgimento spirituale ebbe un'ovvia ripercussione nella sua opera di poeta. Non solo infatti prese a firmarsi Fra Guittone, ma giunse a disconoscere la sua intera produzione lirica precedente, appartenuta ad una vita immersa nei piaceri del mondo e quindi contaminata dal peccato, stabilendo infine il binomio amore – follore (ossia follia). Dante prenderà spesso di mira questa sua semplicità di spirito ed il suo ingenuo, seppur onestissimo, attaccamento al dogma cristiano, rivendicando dal canto suo piena legittimità nelle operazioni poetiche di esaltazione della donna angelicata. Ella è figura terrena di Dio, creatura che detiene tuttora in sé il marchio della perfezione, altrimenti ineffabile, del suo Creatore: le lodi rivolte alla creatura non sono certamente meno valide di quelle rivolte al Creatore, né tantomeno blasfeme.

Le opere di Guittone d'Arezzo

Attraverso il codice manoscritto Laurenziano Rediano 9 ci è pervenuto un corpus di cinquanta canzoni e duecentocinquantuno sonetti che alternano temi amorosi con l'attualità politica (come il lamento Ahi lasso, or è stagion de doler tanto, che ha per tema la rovinosa battaglia di Montaperti del 1260) a cui si aggiungono una cinquantina di lettere di erudita disquisizione civile e cortese. 

Si è parlato di Canzoniere guittoniano in relazione alla rosa di sonetti con argomento amoroso contenuta nel codice succitato; con una struttura che richiama l'interno delle famose scatole cinesi o delle matrioska russe, questo nucleo di poesie compreso nel canone sommario giuntoci si distingue per coerenza, oltre che tematica, stilistica e retorica: il gioco di richiami e rispondenze tra rime, stilemi e andamenti ritmici dei componimenti, scritti in anni anche molto distanti l'uno dall'altro, lascia intendere che Guittone abbia riservato loro una progettazione unitaria e programmatica, un'operazione senza precedenti che anticipa grossolanamente quella che sarà la stesura del Canzoniere petrarchesco (ineguagliabile per organicità compositiva e cura nel disporre i frammenti poetici allo scopo di ricreare fedelmente, ma anche talvolta polemizzare, con la consequenzialità degli eventi da lui stesso vissuti e poi rappresentati).

I temi dell'opera di Guittone d'Arezzo

I temi – come già ricordato - spaziano tra i due più grandi poli d'interesse dell'intellettuale Guittone: amore e politica. Come prevedibile, entrambi i versanti risentirono profondamente della conversione. 
Se infatti nel pieno della fase giovanile il suo impegno letterario si sostanziava nell'accesa critica di un certo amore languido e licenzioso, rintracciabile nella poesia di trovatori e siciliani - per il poeta niente più che una sfrenata sensualità, e un indulgente soddisfacimento delle debolezze della carne - in seguito alla monacazione rincara la dose polemica, insieme affinandola, e intercetta nelle Sacre Scritture il modello d'amore positivo da contrapporre finalmente a quello finora tanto deprecato senza una reale alternativa. L'amore propugnato da certi lirici materialisti vorrebbe eccitare, con spregevole cognizione di causa, i sensi: un sentimento del genere va invece mortificato nella sua essenza stessa, ricacciato nell'oblio dell'indicibile, affinché non faccia marcire tutto il corpo ed esso non sia gettato tra le fiamme voraci dell'Inferno. Va invece coltivata una casta, morigerata, salutare passione per il Signore.
Per quanto concerne l'impegno politico, la sua opera procedette di pari passo con la progressione biografica; e ad una prima fase in cui l'adesione alla causa guelfa era sfacciata e priva di tolleranza succedette una seconda più severa e disciplinata, che fece proprie le istanze dei Frati gaudenti.   

Lo stile di Guittone d'Arezzo: ancora analisi delle opere

Lo stile guittoniano si segnalò per l'originalità dei tratti e delle forme, e in seguito si prestò a modello di un numero considerevole di poeti (tanto che presso i critici italianisti si è avanzata la proposta di istituire per quel periodo una vera e propria Scuola guittoniana). Ad ogni modo è bene teneree a mente due caratteristiche fondamentali:
  • Linguisticamente oscillò tra una posizione di rigoroso attaccamento alla parlata toscana (non riferibile a nessuna varietà specifica, ma piuttosto una koinè pan-toscana) e una più accomodante verso francesismi e provenzalismi, il cui punto di riferimento fu Rustichello da Pisa;
  • Stilisticamente aderì, sviluppo ed aggiornò il filone poetico del trobar clus, ovvero una poesia oscura, allegorica, autoreferenziale.

Un sonetto di Guittone d'Arezzo: Voi che penate di saver lo core

Riportiamo uno dei più bei sonetti attribuiti a Guittone d'Arezzo, nella speranza che qualche lettore si cimenti nel ruolo del critico letterario, rintracciando temi e stilemi guittoniani che qui si ha avuto l'ardire di passare sommariamente in rassegna:

Voi che penate di saver lo core
di quei che servon l’amorosa fede,
partite vo da ciò per vostro onore;

ch’onne peccato è, ’nver de quel, mercede.
Ch’un omo ennudo e de lo senno fore
or miri quel che fa, om che lo fede!
Ché tal è quei, cui ben distringe amore,

che d’occhi né di cor punto non vede.
Ennudo sta, e non se po covrire
de demostrar la sua gran malatia

a lei, che pote lui di ciò guerire.
Donque chi ’l vede, in sé celar lo dia
e contastallo a chi ’l volesse dire,

per star cortese e fuggir villania.

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Adesso sapete chi è Guittone d'Arezzo: questo riassunto su vita e opere vi permetterà senz'altro di prepararvi al meglio. Buono studio!

La foto è tratta da Pixabay.com


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Chi è Guittone d'Arezzo? Vita e opere del poeta fiorentino
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