Lirica e poesia provenzale, riassunto e commento: temi, forme e scrittori



Riassunto di temi, forme e scrittori della lirica e poesia provenzale: prepara al meglio la tua interrogazione di letteratura


Oggi ci occuperemo di lirica e poesia provenzale in un riassunto che cercherà ri chiamare la sua importanza all'interno della più ampia categoria della letteratura occitana: ricordiamo che parlare di poesia provenzale significa parlare di una corrente letteraria autonoma, dotata di parametri estetico-ideologici originali, unici e trasmissibili: oggi ne analizzeremo non soltanto temi, ma anche forme e scrittori, affinché possiate superare brillantemente qualsiasi interrogazione e compito in classe che avrà per oggetto questo affascinante argomento di letteratura

Per capire la poesia provenzale, bisogna innanzitutto calarsi nella mentalità degli uomini di cultura che nel dodicesimo secolo ebbero la sorte di vivere nella Francia meridionale, presso la corte di liberali Signori, e assumere il loro punto di vista su cosa significhino “poesia” e “poetare”.

Il poeta nella lirica provenzale e le forme della poesia

Comporre poesie per i cantori provenzali era connesso logicamente al concetto di “scoperta”, “rinvenimento”, quasi che la materia poetica si trattasse di materiale prezioso più che di un materiale da costruzione: un tesoro inestimabile, chiuso in uno scrigno disperso nel cosmo che il trovatore (il poeta; e a questo punto il termine è pienamente giustificato) con la sua mente sopraffina e il suo cuore palpitante d'amore doveva procacciare. Il poeta si faceva quindi ricercatore d'estro e originalità, che proprio come un ricercatore naturalista poteva intraprendere una determinata via di esplorazione piuttosto che un'altra: c'era chi si faceva allettare da strade larghe, pianeggianti e ricche di riferimenti familiari e rincuoranti, chi invece si inerpicava per sentieri tortuosi che solo lui e pochi altri eletti avrebbero intrapreso se non addirittura scorto, dalla vegetazione brulla e ispida, e chi infine si affidava a erte, sì scoscese e pericolanti, ma ancora del tutto inesplorate, costellate qua e là da prodigi naturali e tappeti di raffinatissimi fiori. Nacquero così tre forme di trobar (da pronunciarsi trobàr e tradursi con “poetare” o “comporre”):
  • Trobar leu: stile di poesia lieve, scorrevole, di facile comprensione e godimento. Sicuramente lo stile più adoperato per la sua ampia ricezione, il suo esponente di spicco è Jaufré Rudel;
  • Trobar clus: stile chiuso, ermetico e fortemente allegorico. Traduceva il gusto medievale per indovinelli ed enigmi e selezionava automaticamente un pubblico colto e meno scontato. Praticato da Marcabru.
  • Trobar ric: stile raffinato, impreziosito da figure retoriche, lessico scelto (se non addirittura inusitato) e impalcature sintattiche complesse. Strada meno battuta per il grado di difficoltà che imponeva tale sofisticheria, ricordiamo per la bellezza delle sue poesie Arnaut Daniel.
Va specificato che di norma la poesia provenzale era recitata di fronte ad un pubblico aristocratico, generalmente di corte, o dallo scrittore stesso o da un menestrello, che accompagnava le liriche altrui con musica composta improprio; va altresì precisato che se l'origine della poesia linguadociana è da individuare nelle regioni meridionali della Francia (Limosino, Guascogna e Aquitania) già dal tredicesimo secolo, in seguito alla chiusura di molte corti della Provenza, si registrò una diaspora dei trovatori, con conseguente diffusione della poesia provenzale anche nelle regioni della Spagna (Castiglia, Catalogna e Galizia) e del Nord Italia (fatto da tenere presente per comprendere fino in fondo l'influenza che la scuola provenzale ebbe sulle successive esperienze poetiche italiane: lascuola siciliana, la scuola siculo-toscana e il dolce stilnovo).

Generi e temi della poesia provenzale

Poiché ogni genere isola automaticamente determinati contenuti, il nostro riassunto su questo tipo di lirica non può prescindere da quello sui generi della poesia provenzale. Se si optava per la canso, per esempio, la scelta tematica ricadeva normalmente in ambito amoroso: amor cortese (o fin'amors), necessità di nascondere la propria passione da sguardi indiscreti – e da qui, l'esigenza di ricorrere ad uno pseudonimo col quale riferirsi all'amica – regole per un corteggiamento onorevole e pochi altri. Se invece si selezionava il sirventese, il discorso si colorava autonomamente di sfumature etiche e politiche, ma anche di un fervore polemico proprio di chi non riesce ad integrarsi come si deve con gli ambienti egemonici del potere politico e della cultura, nonché di un amaro e pungente sarcasmo; il planh richiedeva tutt'altro tono, decisamente più drammatico e compunto, così da mettere in scena in maniera appropriata il dolore del poeta per un lutto; il gap (o gab) imponeva invece un tono piuttosto vanaglorioso, proprio di una poetica che ha raggiunto da tempo l'apice della fama e ha sperimentato quel lusinghiero appagamento dei sensi che soltanto l'auto-celebrazione è in grado di suscitare. 

Approfondisci: leggi i nostri speciali di letteratura italiana per superare le interrogazioni

Tra i generi minori più marcatamente dialogici è importante menzionare l'alba, la pastorela e il maldit-comiat. Il primo conteneva i languidi addii che gli amanti solevano rivolgersi la mattina seguente la consumazione della loro passione, i tormenti causati dalla separazione forzata e quella gravosa responsabilità avvertita da entrambi di dover tornare da un coniuge non amato. Il secondo conteneva il contrasto (dialogo) tra un cavaliere-trovatore e una pastorella durante il quale uno dei due, presumibilmente il cavaliere, cercava di sedurre l'altro. Il terzo infine riportava in forma poetica la rinuncia di un trovatore ad una dama in seguito ad un comportamento sconsiderato di quest'ultima, e si componeva di una prima parte (maldit, ovvero “maledizione”, “anatema”) in cui il poeta si doleva in termini generali, ma con esplicito riferimento all'amante, della cattiva costumanza di alcune che si facevano chiamare “dame” ma che dell'atteggiamento di una dama non avevano nulla, e di una seconda parte (comiat, “addio”) in cui il trovatore prendeva commiato dall'amante.

Ora avete a disposizione un buon riassunto su temi, forme e scrittori della lirica provenzale: riuscirete senz'altro a fare un buon commento in qualsiasi occasione di verifica. In bocca al lupo!

La foto è tratta da Pixabay.com


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LINKUAGGIO?: Lirica e poesia provenzale, riassunto e commento: temi, forme e scrittori
Lirica e poesia provenzale, riassunto e commento: temi, forme e scrittori
Riassunto di temi, forme e scrittori della lirica e poesia provenzale: prepara al meglio la tua interrogazione di letteratura
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