Esempi di dittongo e iato: la differenza spiegata con i casi concreti

Esempi di dittongo e iato per spiegare la differenza e rendere più semplice la divisione in sillabe: non solo teoria ma anche molta pratica per imparare un argomento piuttosto semplice ma che al tempo stesso può destare parecchi dubbi e perplessità. Pronti per una nuova lezione di italiano?


un foglio a righe per gli esercizi di italiano
I seguenti esempi di dittongo e iato vi permetteranno di capirne a fondo la differenza e di imparare bene questi argomenti importanti sulla divisione in sillabe. Non è niente di difficile: basta fare solo un po' di attenzione, ripassare bene le regole e il gioco è fatto. Non ci credete? In effetti abbiamo dimenticato di dirvi un'altra cosa: non serve solo ripassare ma anche verificare le vostre conoscenze; ecco perché alla fine di questa lezione sul dittongo e sullo iato troverete degli esercizi da svolgere. Dopo aver letto questo approfondimento riuscirete insomma a fare velocemente la divisione in sillabe senza sbagliare (trovate qui invece le regole generali). Veniamo subito al dunque.

Partiamo dalle definizioni: il dittongo consiste nell'incontro fra due vocali, una aspra (quindi, a, e, o) e una debole (i, u); lo iato, invece, consiste nella separazione tra due vocali forti (a, perciò, non potrà mai fare costituire una sillaba con e, né con o). Simile al dittongo è il trittongo: la differenza sta nel fatto che quest'ultimo è costituito da tre vocali e non da due. Come ci si comporta quando la maestra ci mette davanti una parola con un dittongo (o un trittongo) o uno iato? Niente paura.

Nella divisione in sillabe saranno proprio i concetti che vi abbiamo spiegato che dovrete prendere in considerazione per evitare di sbagliare. La regola è davvero semplice e siamo sicuri che se la imparerete bene (e quindi la ricorderete) riuscirete a dividere in sillabe qualsiasi parola con dittongo, trittongo e iato: forse qualche caso potrebbe mettervi in difficoltà ma in linea di massima dividere in sillabe non sarà più un problema.

Ma vediamo subito la regola prima di passare agli esempi che contengono dittonghi e iati: le vocali che formano dittongo non si separano; lo stesso avviene per le vocali che costituiscono un trittongo. Iato invece vuol dire separazione e infatti le vocali dello iato vanno divise e non possono far parte della stessa sillaba. Cerchiamo di essere più sintetici; il dittongo può aversi in due casi:
  1. Vocale forte (a, e, o) + vocale debole (i, u): "dinosAUro", "allattAI" etc...
  2. Vocale debole (i, u) + vocale forte (a, e, o): "affIAtamento", "inflUEnza", "cIOè" etc...
Le vocali deboli non devono essere accentate: fate attenzione e non dimenticatelo mai perché si tratta di una regola importantissima e in un esercizio o in un test troverete senz'altro una parola contenente un caso del genere; prendiamo due parole: Giacomo e zia. Nel primo caso c'è un dittongo (perché la vocale debole i incontra la vocale forte a); nel secondo caso invece non c'è un dittongo: anche se ci sono sempre una i e una a la i è accentata e diventa di conseguenza una vocale forte.

Fate attenzione perché in questo caso vi trovate dinanzi a uno iato e la divisione in sillabe è diversa: Giacomo si divide come Gia.co.mo mentre zia si divide come zi.a. Tutto semplice, no? Se avete altri dubbi provate a leggere questi esempi di parole con dittongo, trittongo e iato:
  1. Esempi di parole con dittongo e di parole con dittongo mobile;
  2. Esempi di parole con trittongo / altri esempi di parole con trittongo;
  3. Esempi di parole con iato.
(Sappiamo bene che questo approfondimento è dedicato solo alla differenza tra dittongo e iato ma, visto che il trittongo vuole lo stesso trattamento del dittongo, ci sembra giusto fare qualche cenno qua e là per consentirvi di avere un quadro completo). Vediamo ora uno schema semplice semplice sullo iato.

Esempi di iato e divisione in sillabe

Lo iato si ha nelle seguenti circostanze:
  1. Vocale forte (a, e, o) + vocale forte (a, e, o): "mAEstro", "pEAna", "MOAna" etc...
  2. Vocale debole accentata (ì, ù) + Vocale forte (a, e, o): "zÌO", "marÌA" etc...
  3. Vocale forte (a, e, o) + Vocale debole accentata (ì, ù): "pAÙra", "fAÌna" etc...
  4. Vocale debole accentata (ì, ù) + Vocale debole non accentata (i, u): "zÌI" etc...
Notate bene che i punti numero 2 e numero 3 dell'elenco non vogliono dire la stessa cosa: nel primo caso infatti è la vocale debole a precedere quella forte mentre nel secondo caso avviene tutto il contrario. Altra annotazione: anche se negli esempi di iato riportati le vocali sono scritte entrambe in maiuscolo e sono accostate l'una all'altra, quando fate la divisione in sillabe vanno separate; la parola maestro quindi non sarà divisa come mae.stro ma come ma.e.stro.

Se questi numerosi esempi di dittongo e iato non vi hanno chiarito le idee sappiate che in quest'altra lezione sulla divisione in sillabe trovate spiegate lo stesso argomento con altri esempi e commenti: siamo sicuri che vi tornerà utile e vi consigliamo di dargli una lettura almeno veloce anche se avete capito bene ciò che abbiamo detto finora.

Ora provate a rispondere alle seguenti domande:
Ora avete a disposizione non solo moltissimi esempi di iato e dittongo ma anche esercizi e test per mettere alla prova le vostre conoscenze sulla divisione in sillabe: qualora non fossero sufficienti non preoccupatevi perché potrete sempre scriverci qui o su Facebook per avere la spiegazione che cercate. Buona divisione in sillabe a tutti!

La foto è tratta da Pixabay.com

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LINKUAGGIO?: Esempi di dittongo e iato: la differenza spiegata con i casi concreti
Esempi di dittongo e iato: la differenza spiegata con i casi concreti
Esempi di dittongo e iato per spiegare la differenza e rendere più semplice la divisione in sillabe: non solo teoria ma anche molta pratica per imparare un argomento piuttosto semplice ma che al tempo stesso può destare parecchi dubbi e perplessità. Pronti per una nuova lezione di italiano?
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